giovedì 3 maggio 2012

In mancanza di tempo per un post mio...

...un meraviglioso pezzo di Selvaggia Lucarelli sul suo blog, a proposito della coppia Jolie-Pitt. Fa ridere, ma soprattutto, viene da dire: "Ma davvero!"

Qui bisogna che qualcuno lo dica. La vera notizia non è tanto il fatto che Brad e Angelina si sposano, ma quello che Pitt aveva dichiarato tempo fa ad un giornalista, ovvero: “Mi sposerò quando Clooney potrà sposare il suo fidanzato”...
Dopo sette anni. Una coppia normale, al fatidico settimo anno, chiede la mediazione dell’avvocato anche per decidere a chi spetti tenere il set da sei tazze Italia ’90, e loro si sposano. Anzi, annunciano il fidanzamento alla vecchia maniera, con tanto di diamante al dito della Jolie, come se dopo sette anni insieme, sei figli e 87 red carpet avvinghiati come cozze pelose, qualcuno potesse avere il sospetto che in realtà fossero solo buoni amici. Una roba di un vecchiume, quella dell’annuncio di fidanzamento, che perfino la regina Elisabetta, sfogliando il The sun, avrebbe commentato a corte: “How ancient ‘sti due!” (quanto so’ antichi ‘sti due!) E secondo me, proprio in quell’anello e nel contorno anacronistico della faccenda, c’è la chiave di tutto. E’ il coronamento di un sogno per Angelina e quello di un incubo per Brad. Sì, lo so che ora il maschio medio storcerà il naso. Se la Jolie è un incubo allora tutti a mangiare peperonata prima di andare a dormire. Lo so che Angelina è, nell’immaginario, neanche una bomba sexy, è l’arsenale atomico della seduzione. Ma parliamo, appunto, di immaginario.



Provate per un attimo a immaginarvela, la vita con una così. Brad Pitt ha preso la più grande fregatura della sua esistenza, ve lo dico io. Pensava di aver conquistato la ragazza interrotta e invece s’è ritrovato una sciura al cui confronto le signore milanesi che prendono il tè al Baglioni il sabato pomeriggio, sono Bestie di Satana, ve lo dico io. Partiamo dagli inizi. Lui la conosce nel 2005. Oltre ad avere quegli occhi e quella bocca, la Jolie ha, all’epoca, trent’anni, due divorzi alle spalle e la bellezza di due figli adottivi, uno cambogiano di quattro anni (Maddox) e una etiope di sei mesi (Zahara). Che lui adotta nel giro di un anno. Morale: in meno di 12 mesi Brad si ritrova dal cambiare tono delle meches ogni due settimane a cambiare pannolini ogni tre ore. E a scaldare sì, il letto della Jolie, ma pure biberon all’alba. Il maschio medio dopo i 30 anni fatica già ad accettare una donna con un gatto siamese, figurati una con tutta ‘sta ciurma. La Jolie però non è contenta. Vuole un figlio da Brad e lui, che pensava di essersi fidanzato con l’attrice maledetta, comincia a realizzare che Angelina è passata dalla collezione di coltelli alla collezione di marmocchi. Non solo. Rimane incinta e decide che partorire nella clinica a Los Angeles con la stanzetta da 2500 dollari a notte, i gladioli freschi sul comodino e la tv fissa sulla Cnn non va bene, no. Lei vuole partorire in Namibia. Il maschio medio arriva nell’ ospedale a due isolati da casa che il bambino ha già fuori la testa e lui, il povero Brad, aspetta che comincino le doglie tra dune e giraffe, senza manco la suocera a dargli il cambio, a portargli un kebab in ospedale, nulla. La chiamano Shiloh Nouvel, che più che un nome pare un canto di Natale, ma Brad non protesta. Le stanno ancora medicando il cordone, che la Jolie decide di adottarne un altro. E qui il maschio medio avrebbe selezionato il nome Aniston dalla rubrica del cellulare e avrebbe digitato un “Ripigliami” in namibiano boscimano. Brad invece la asseconda e dopo dieci mesi arriva Pax, di anni tre. Ora, io non so a voi, ma a me i bambini piacciono molto. Se però mi chiedessero di scegliere tra il ritrovarmi un bambino di 5, uno di 4, uno di un anno e una di 6 mesi e l’ arruolarmi nelle truppe scelte cecene, io sceglierei la seconda. Ecco. Brad non solo se lo fa star bene, ma nel giro di un anno Angelina è di nuovo incinta. E qui viene il bello, perchè la sciura ricorre all’inseminazione artificiale con la seguente motivazione: non voglio sottopormi allo stress di tentare di rimanere incinta. Cioè, lei preferisce sollazzarsi con una provetta che con Brad Pitt. Un’umiliazione di fronte al quale il maschio medio avrebbe abbracciato la fede shintoista e sarebbe sparito tra gli altopiani giapponesi, e invece Brad le rimane accanto e pure col sorriso. E sorride pure quando gli dicono che sono due gemelli, che dopo una breve occhiata al pallottoliere-prole, significano sei figli in tre anni.
Oddio, sorride. A dirla tutta Brad comincia a sembrare un po’ stanco. Si fa crescere la barba, il capello è lungo e anche leggermente unto, ma del resto, tra sei figli e la sciura che oggi è in India per l’Unicef e domani è in Turchia per le Nazioni Unite, non ha neanche più il tempo di farsi uno shampoo, ‘sto poveretto. Lui la accompagna alla giornata mondiale dei profughi e il profugo sembra Brad. A cambiare però, è anche la Jolie. La bomba sexy, da quando s’è accasata, è sempre struccata e con le ballerine d’ordinanza. Le curve da femme fatale si sgonfiano e le foto delle sue braccia smagrite e con le vene in rilievo che manco un culturista russo, fanno il giro del mondo. Mai uno scatto della famiglia al mare, di Brad che improvvisa un torneo di bocce su sabbia, di Angelina che fa shopping. Al massimo, tutti insieme, li vedi in qualche rara foto in cui arrivano in aeroporto con zaini, peluche, bottiglie d’acqua e facce sfatte da jet lag e vagito selvaggio . E ora, l’ultimo atto. Angelina, quella che girava con la fialetta al collo col sangue dell’ex, ha preteso, dal povero Brad, il brillocco di fidanzamento come una borghesuccia qualunque. E il matrimonio. Ci ripensasse, Brad, prima che gli chieda anche l’abbonamento a Sky Family, la station wagon con le tendine di Winnie Pooh e lettino e ombrellone a Capalbio. Fossi in lui, tornerei da Jennifer. Sarà stata racchia, ma con lei restava “Brad”. Con la Jolie pure l’onta di farsi chiamare “Brangelina”: l’uomo più figo del mondo ridotto alla dignità di una Winx.





martedì 17 aprile 2012

E' quasi casa

Casa come i colori che mi sono mancati in fondo cosi' tanto.
Casa come le finestre enormi, spalancate, e sicure, come piacciono a me.
Casa come il planisfero che fa da sfondo al supporto del bancone della cucina.
Casa come un pezzo di pavimento turchese che Gian vorrebbe togliere, e io no, perche' mi fa allegria.
Casa come una cucina grande, anche troppo, che diventa di nuovo il fulcro della mia vita.
Casa con camere grandi, e tanto spazio per le emozioni che verranno.
Casa dove la vita potra' essere come la immagino. Come una corsa a perdifiato tra la camera e la sala. Come la tranquillita' assoluta e il centro della vita a 10 metri da noi.
Casa con il parquet dell'Ecuador, il bancone di mogano che arriva da un teatro francese dismesso, il lavandino dal Museo Del Bagno.
Casa unica, e quasi nostra.

Sentire di tornarci, anche se e' solo la prima volta.

mercoledì 4 aprile 2012

1 anno di te - Edo




Oggi potrei scrivere mille cose del batuffolo di ciccia che esattamente un anno fa e’ piombato dal cielo a sconvolgere le nostre vite. Della gioia immensa. Della leggerezza infantile che ci ha dato. Del motivo in piu’ per tornare a casa ogni volta, e fare la zia matta per riconquistarlo. Oggi il mio Edolone compie un anno. Che e’ volato, letteralmente. E come nelle piu’ banali delle poesie d’amore, mi chiedo come facessimo a vivere, prima che lui arrivasse. Prima di annusare la sua pelle di panna montata e biscotto. Prima delle suo manine allungate verso il mondo, dei suoi occhi furbissimi, del suo affetto irrinunciabile e per cui facciamo a gara, noi grandi.


Auguri cucciolo mio. Fra poche ore saro’ li’ a rotolarmi sul pavimento con te, e a godermi l’avventura che e’ la tua vita. Non ci sono parole per renderti la bellezza assoluta che ci regali ogni giorno.

Ma oggi voglio festeggiare anche Sara. Che un anno fa e’ diventata mamma. Dopo 9 mesi che non sono stati proprio una passeggiata. Sara che nei primi tempi non vedeva l’ora che Edo crescesse, e che ora lo guarda e non si capacita del tempo che e’ passato. Sara che gli ha dato amore, parole, coccole, e anche qualche sgridata, per quanto ogni disciplina con Edo lasci il tempo che trova. Sara che ha condiviso Edo con tutti noi da sempre. Senza gelosie ne’ possesso. Intuendo, come nelle nostre famiglie sappiamo bene, che l’amore si moltiplica, non si divide. Sara che mi manda messaggi da parte di Edo – e il cuore mi si apre sempre un po’ di piu’. Sara che non fa mancare foto, progressi, racconti, anche a distanza, soprattutto a distanza, perche’ sa che ti senti un pochino piu’ lontano, quando non sei li’ a vedere il primo dentino, il primo passo, la prima parola (o presunta tale). Sara che non ha mai nascosto quanto fosse dura, a tratti, e quanto fosse meraviglioso, tutte le altre volte.
Oggi voglio festeggiare anche Sara e il suo anno difficile e fantastico.



Intepretare la maternita' attraverso i tuoi occhi ispira coraggio e leggerezza. Si', che si puo' restare tutto quello che si era prima (la figlia, la compagna, la sorella, l'amica meravigliosa che sei) anche quando si diventa mamme.
Sono orgogliosa di te.

martedì 3 aprile 2012

Non-post

Dopo un rapido summit con l'amica Fosca oggi pomeriggio per un caffe' veloce, dopo settimane in cui non c'era nemmeno tempo per un "ciao" tra le porte dell'ascensore, ho deciso che qui ci voleva un post anti-invidia. Di quelli scaramantici. Di quelli a "cornetto anti-sfiga". Perche' l'invidia porta male. I pensieri negativi portano male. Il condividere i nostri successi e le nostre gioie con chi non le apprezza porta male. E noi, la sfiga, non ce la possiamo permettere. Non dopo il duro lavoro fatto. Non dopo la fatica. Non dopo aver dato tanto.
Ora e' il momento di ricevere. La gioia delle persone per i nostri successi personali. I sorrisi di supporto. I pensieri positivi.
Questo post-non-post e' per Fosca e il suo weekend di sole. E' per me e i miei mille progetti in accelerazione, e qualcuno anche per rallentare un po'. E' per la Vale e il suo percorso. E' per Sara e il suo primo anno da mamma. E' per quelli che come noi condividono la frase di seguito, e con spavalda baldanza se ne vanno per le strade del mondo, cercando di ignorare l'invidia che li segue:
"Ci sono cosi' tante persone la' fuori che ti diranno che non puoi. Quello che devi fare e' voltarti e dire "Tienimi d'occhio!""

lunedì 26 marzo 2012

India

Settimana negli uffici di Gurgaon, Nuova Delhi, per fare training ai nuovi recruiter che cominciano questa settimana.

Tutto diverso, qui, un altro mondo.

Odori diversi, sapori diversi, suoni concitati, clacson e traffico. Gentilezza estrema. Caldo.



Facevo colazione stamane dal settimo piano del nostro europeissimo hotel, e osservavo la vita succedere per strada. Mille diversi quadri di vita. Traffico. Donne in sari che attraversavano la strada, facendomi pensare ogni 10 secondi che una di loro sarebbe stata investita. Botteghini su strada che vendono cibo (no, mamma, che non mangio e bevo nulla di dubbia origine - davvero il nostro sistema immunitario andrebbe in tilt).

E pensavo che davvero la felicita' ha a che fare con le aspettative che ti dai. Queste persone non sanno, forse, di un'altra vita possibile, e non la possono sperimentare. E quindi sono felici cosi.

Davvero, stare qui mi fa capire che essere felici e' semplicemente giocarti il gioco della vita col mazzo di carte che ti e' stato dato. Ne' piu' ne' meno.

E non smettere mai di giocare. Anche quando e' difficile. E non smettere mai di cercare di vincere. Anche quando ti sembra che hai tutto quello che nella vita desideravi.



E pensavo anche che certi mazzi di carte si assomigliano in modo spaventoso, anche a migliaia di chilometri di distanza. Osservavo il nostro team di recruiters indiani in meeting col mio ex manager, stamane. E non sono in nulla diversi dal mio team di Londra. La stessa energia. Le stesse aspettative. Le stesse capacita'. Lo stesso senso dell'umorismo.

Differenze e somiglianze.


venerdì 16 marzo 2012

Uno in piu'

Nonostante la notte un po' tormentata (che con l'eta' dorme sempre meno) e' riuscita ad aprire gli occhi alle 8 e a stiracchiarsi con calma.

Si era riproposta di farsi portare la colazione a letto, almeno oggi, ma la necessita' impellente di fare almeno la prima lavatrice le ha impedito di aspettare. Si e' alzata, ha fatto la lavatrice, preparato il caffe' ed e' tornata a letto.

Ha pensato che dovrebbe essere un po' piu' irresponsabile, e che questo era uno dei buoni propositi del 2012. Non pensa di aver fatto grandi progressi.

Ha guardato un film bellissimo, "The Help", tratto da un libro che aveva letto tempo addietro, e ha riso pianto sospirato come fa da sempre.

Ha aperto i regali di Gian, ha pianto di nuovo leggendo il biglietto di auguri, ha risposto ai mille messaggi ricevuto un po' ovunque (email, Facebook, sms, chat...)

Ha pranzato.

E' andata dal parrucchiere ed e' tornata riccia, per sentirsi un po' diversa.

Ha pensato ai tanti auguri speciali delle persone che le vogliono bene, e a un augurio particolare che non le verra' mai a mancare, perche' sara' sempre dentro di lei.

Ha riposato.

E stasera ha una serata fatta di drinks e cena al ristorante spagnolo con una coppia di amici. Non per festeggiare. Per dirsi che questa e' la vita di sempre. E che festeggia il fatto di essere viva ogni giorno.

Oggi i miei 37 anni mi sembrano leggeri e allegri. Vorrei solo una torta della mamma con tante candeline sopra da spegnere e qualche abbraccio che arrivera' a breve.
Oggi sono incredibilmente grata per quello che ho. Per quello che sono riuscita a prendermi lungo la strada. E per questo nuovo giro di 365 giorni che comincia oggi. So per certo che sara' un bel viaggio. Duro, tosto, ma emozionante.
"E questo e' il senso di un momento gia' perfetto. E questo e' il punto dove inizia tutto quanto."

mercoledì 14 marzo 2012

Vorrei

In mancanza di parole mie, come prosciugate da una vita a cui devo dare una "rallentata" quanto prima, uso parole altrui per descrivere la felicita' cui aspiro, e che e' esattamente cosi' (e ancora rido, rileggendo la frase, perche' non la saprei immaginare diversa - e perche' quel bimbo ha esattamente la faccia del mio Edo, o del mio Louis):

"I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso i dolci, e quando infine riescono a ottenere quanto desiderano, lo divorano a piena bocca gridando: "Ancora!"."

(J W Goethe, I dolori del giovane Werther)