Dopo un rapido summit con l'amica Fosca oggi pomeriggio per un caffe' veloce, dopo settimane in cui non c'era nemmeno tempo per un "ciao" tra le porte dell'ascensore, ho deciso che qui ci voleva un post anti-invidia. Di quelli scaramantici. Di quelli a "cornetto anti-sfiga". Perche' l'invidia porta male. I pensieri negativi portano male. Il condividere i nostri successi e le nostre gioie con chi non le apprezza porta male. E noi, la sfiga, non ce la possiamo permettere. Non dopo il duro lavoro fatto. Non dopo la fatica. Non dopo aver dato tanto.
Ora e' il momento di ricevere. La gioia delle persone per i nostri successi personali. I sorrisi di supporto. I pensieri positivi.
Questo post-non-post e' per Fosca e il suo weekend di sole. E' per me e i miei mille progetti in accelerazione, e qualcuno anche per rallentare un po'. E' per la Vale e il suo percorso. E' per Sara e il suo primo anno da mamma. E' per quelli che come noi condividono la frase di seguito, e con spavalda baldanza se ne vanno per le strade del mondo, cercando di ignorare l'invidia che li segue:
"Ci sono cosi' tante persone la' fuori che ti diranno che non puoi. Quello che devi fare e' voltarti e dire "Tienimi d'occhio!""
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martedì 3 aprile 2012
mercoledì 14 marzo 2012
Vorrei
In mancanza di parole mie, come prosciugate da una vita a cui devo dare una "rallentata" quanto prima, uso parole altrui per descrivere la felicita' cui aspiro, e che e' esattamente cosi' (e ancora rido, rileggendo la frase, perche' non la saprei immaginare diversa - e perche' quel bimbo ha esattamente la faccia del mio Edo, o del mio Louis):
"I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso i dolci, e quando infine riescono a ottenere quanto desiderano, lo divorano a piena bocca gridando: "Ancora!"."
(J W Goethe, I dolori del giovane Werther)
"I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso i dolci, e quando infine riescono a ottenere quanto desiderano, lo divorano a piena bocca gridando: "Ancora!"."
(J W Goethe, I dolori del giovane Werther)
mercoledì 15 febbraio 2012
Spatasciata
sulla poltrona da stamane alle 6.30, con una tazza di caffe' in mano e il pc sulle gambe, la Malli:
1) si interroga sul perche' per due mattine di seguito, e dopo secoli che non le succedeva, la sua pressione sia cosi' bassa che non serve nemmeno a tenere il collo dritto. Nulla.
2) pensa che deve ricordarsi di pulire la chiazza di caffe' sul tavolino bianco, prima di uscire, o chi lo sente Gian.
3) risponde alle mail meno impegnative, che per quelle impegnative e complesse c'e' tutta la giornata (o i 3 buchi da 5 minuti l'uno che la mia agenda ancora mi segnala).
4) si fa un appunto mentale di infilare lo yogurt greco nella borsa, che stamane ne ho piu' bisogno che mai.
5) avrebbe voglia di andare in vacanza, ma questo tutte le mattine.
6) si sente il polso e il battito e' anche piuttosto accelerato. Probabilmente, con questa pressione, e' il cuore che mi tiene ancora cosciente.
7) conclude che avere tutti sti pensieri di prima mattina puo' essere controproducente. Meglio vestirsi ed avviarsi verso l'ufficio con l'ipod nelle orecchie. Almeno sta testa si riposa.
1) si interroga sul perche' per due mattine di seguito, e dopo secoli che non le succedeva, la sua pressione sia cosi' bassa che non serve nemmeno a tenere il collo dritto. Nulla.
2) pensa che deve ricordarsi di pulire la chiazza di caffe' sul tavolino bianco, prima di uscire, o chi lo sente Gian.
3) risponde alle mail meno impegnative, che per quelle impegnative e complesse c'e' tutta la giornata (o i 3 buchi da 5 minuti l'uno che la mia agenda ancora mi segnala).
4) si fa un appunto mentale di infilare lo yogurt greco nella borsa, che stamane ne ho piu' bisogno che mai.
5) avrebbe voglia di andare in vacanza, ma questo tutte le mattine.
6) si sente il polso e il battito e' anche piuttosto accelerato. Probabilmente, con questa pressione, e' il cuore che mi tiene ancora cosciente.
7) conclude che avere tutti sti pensieri di prima mattina puo' essere controproducente. Meglio vestirsi ed avviarsi verso l'ufficio con l'ipod nelle orecchie. Almeno sta testa si riposa.
mercoledì 7 dicembre 2011
Natale (senza albero di)
Sto con uno che non ama il Natale. Che soffre la corsa ai regali. Che detesta le decorazioni.
Non che odi questo periodo dell'anno: Gian proprio non lo capisce. Non vede perche' io debba arrivare a casa carica di pacchetti, debba fare pensieri persino al collega in ufficio. Non capisce soprattutto perche' debba inondare la casa di musiche natalizie (I Cavalieri del Re - che natale sarebbe senza "la mia mamma mi ha comprato l'albero, oggi stesso lo preparero'..."?) e ogni anno voglia mettere decorazioni. Cosa che non si verifica mai.
Non che odi questo periodo dell'anno: Gian proprio non lo capisce. Non vede perche' io debba arrivare a casa carica di pacchetti, debba fare pensieri persino al collega in ufficio. Non capisce soprattutto perche' debba inondare la casa di musiche natalizie (I Cavalieri del Re - che natale sarebbe senza "la mia mamma mi ha comprato l'albero, oggi stesso lo preparero'..."?) e ogni anno voglia mettere decorazioni. Cosa che non si verifica mai.
Tenetevi forte e non commuovetevi per quello che sto per dire: io non ho un albero di Natale a casa mia. Ne avevo uno, comprato da Gian stesso ad un evento di beneficenza. Era piu' beneficenza a colui che si e' liberato dell'albero, pero'. Perche' era talmente brutto che col trasloco io stessa ho voluto liberarmene.
Lo scorso anno siamo tornati in Italia per Natale, dunque "Cosa vuoi fare l'albero che tanto lo fai, partiamo e poi quando torniamo devi pure disfarlo?"
Quest'anno, stessa scena.
Solo che a Natale saremo a Londra. E quindi mi fa tristezza stare senza albero. Ne ho comprato uno di legno da Muji. Superstilizzato. Ma almeno complementa le candele e il cuore rosso di campanelli alla porta. E fa un mezzo natale stiracchiato.
L'amica Fosca queste cose le sa. E dunque oggi mi manda la foto che pubblico di seguito. Col mio albero di natale dei sogni.
Lo scorso anno siamo tornati in Italia per Natale, dunque "Cosa vuoi fare l'albero che tanto lo fai, partiamo e poi quando torniamo devi pure disfarlo?"
Quest'anno, stessa scena.
Solo che a Natale saremo a Londra. E quindi mi fa tristezza stare senza albero. Ne ho comprato uno di legno da Muji. Superstilizzato. Ma almeno complementa le candele e il cuore rosso di campanelli alla porta. E fa un mezzo natale stiracchiato.
L'amica Fosca queste cose le sa. E dunque oggi mi manda la foto che pubblico di seguito. Col mio albero di natale dei sogni.

Col messaggio seguente: "E' simile a quello visto stamattina, le decorazioni sono differenti perche' quelle che ho visto erano interamente swarovski.... immaginalo vicino alla tua tua porta-finestra, canti natalizi, la neve che scende... e Gian che lo minaccia con la mazza da golf :) "
Grazie Fosca, hai reso l'idea. E hai colto nel segno. Questo albero bellissimo restera' solo nei miei sogni.
lunedì 28 novembre 2011
Casa
Ci sono cose che danno la sensazione di casa, piu' di altre.
Il caffe' del mattino. Il freddo pungente. La nebbia. Un bimbo con cui faticherai a costruire ogni singolo istante del vostro rapporto a distanza, eppure fatto di un amore cosi' grande che ritentare ogni volta sara' solo un piacere. Le chiacchiere sedute sul pavimento. La mano di mia nonna che stringe la mia, e Gian che cerca i miei occhi sorridendomi. Le lamentele sul mio disordine. Il nostro essere famiglia allargata, ad ogni ora del giorno e della notte. I viaggi dall'aeroporto con mio papa'. E quelli in macchina con mia mamma, a recuperare il tempo lontane. Le tante case in cui mi sento "tornata". Le amiche di sempre con le quali riprendo un discorso mai interrotto. Lasciare scorrere il tempo. Andarsene, sperando gia' di tornare.
Sui sedili di un taxi, con Gian. Londra, 10 di sera. Di ritorno dall'aeroporto.
M - Gian, ma tu quando torni a Londra, pensi che torni a casa?
G - Si'. Londra e' casa. Anche Londra e' casa. Tu no?
M - Non so. Non credo. Lo e'. In qualche modo. Londra mi fa battere forte il cuore ogni volta che torno. La vedo diversa. Cerco di riconoscerla. E di esserne all'altezza. Ma Brembio e' la casa dove mi rilasso. Dove non devo essere niente di diverso da me stessa. Dove posso semplicemente non fare sforzi, ed essere amata incondizionatamente.
G - Sei strana tu.
M - Lo scopri ora?
G - No. L'ho sempre saputo.
...
Il caffe' del mattino. Il freddo pungente. La nebbia. Un bimbo con cui faticherai a costruire ogni singolo istante del vostro rapporto a distanza, eppure fatto di un amore cosi' grande che ritentare ogni volta sara' solo un piacere. Le chiacchiere sedute sul pavimento. La mano di mia nonna che stringe la mia, e Gian che cerca i miei occhi sorridendomi. Le lamentele sul mio disordine. Il nostro essere famiglia allargata, ad ogni ora del giorno e della notte. I viaggi dall'aeroporto con mio papa'. E quelli in macchina con mia mamma, a recuperare il tempo lontane. Le tante case in cui mi sento "tornata". Le amiche di sempre con le quali riprendo un discorso mai interrotto. Lasciare scorrere il tempo. Andarsene, sperando gia' di tornare.
Sui sedili di un taxi, con Gian. Londra, 10 di sera. Di ritorno dall'aeroporto.
M - Gian, ma tu quando torni a Londra, pensi che torni a casa?
G - Si'. Londra e' casa. Anche Londra e' casa. Tu no?
M - Non so. Non credo. Lo e'. In qualche modo. Londra mi fa battere forte il cuore ogni volta che torno. La vedo diversa. Cerco di riconoscerla. E di esserne all'altezza. Ma Brembio e' la casa dove mi rilasso. Dove non devo essere niente di diverso da me stessa. Dove posso semplicemente non fare sforzi, ed essere amata incondizionatamente.
G - Sei strana tu.
M - Lo scopri ora?
G - No. L'ho sempre saputo.
...
mercoledì 23 novembre 2011
Calcoli e dintorni
I numeri non sono mai stati il mio forte.
Questo lo sa anche Gian, che tutte le volte che vuole divertirsi mi fa domande che includano calcoli complicati (che su quelli semplici e comuni sono comunque rapida) e analisi dettagliate.
E spesso mi lascio vivere. Presa nella mia quotidianita', non mi rendo conto che ci sono cose che uno deve assolutamente controllare.
E non mi riferisco solo al conto in banca, allo stipendio, alle bollette.
Ad esempio, le ferie.
Ho 25 giorni di ferie all'anno. Piu' 5, che sono il massimo che posso trascinare da un anno all'altro.
Stamane, visto che la fine dell'anno si avvicina e non potro' trascinarmi piu' di 5 giorni, ho calcolato le ferie fatte fin'ora. Grazie al cielo, il sistema di approvazione che abbiamo rende il tutto rapido.
E ho scoperto che:
-fin'ora 16 sono stati i giorni di vacanza fatti.
-per Natale, nel 2011, mi faro' ancora 3 giorni.
-il totale per il 2011 sara' di 19 giorni di ferie. Sommati ai 5 che mi voglio portare nel 2012, fanno 24.
-Questo significa che ho 6 giorni che mi ballano per andare ai 30 che avevo a inizio anno. Una settimana abbondante.
Dato che non andro' in vacanza tra qui e fine anno. Dato che il lavoro mi ancorera' alla scrivania anche piu' del solito. Dato che anche se prendo ferie e sto a casa, poi mi ritrovo online a lavorare...credo di dover fare una chiacchierata col mio capo.
Magari un giorno andra' per lo shopping natalizio - considerando poi che un paio di giorni li devo lavorare da una sorta di bunker per una prova antiterroristica - e uno sara' di certo di lavoro da casa, causa spostamento uffici, non e' che ci sia tanto da stare a sfogliar verze.
Ah, no che questi non sono problemi, ma giusto per dire...non ti rendi conto di quanto il tuo lavoro ti inglobi fino a quando non ti accorgi che hai fatto la meta' delle ferie che dovevi. Triste, eh?
Questo lo sa anche Gian, che tutte le volte che vuole divertirsi mi fa domande che includano calcoli complicati (che su quelli semplici e comuni sono comunque rapida) e analisi dettagliate.
E spesso mi lascio vivere. Presa nella mia quotidianita', non mi rendo conto che ci sono cose che uno deve assolutamente controllare.
E non mi riferisco solo al conto in banca, allo stipendio, alle bollette.
Ad esempio, le ferie.
Ho 25 giorni di ferie all'anno. Piu' 5, che sono il massimo che posso trascinare da un anno all'altro.
Stamane, visto che la fine dell'anno si avvicina e non potro' trascinarmi piu' di 5 giorni, ho calcolato le ferie fatte fin'ora. Grazie al cielo, il sistema di approvazione che abbiamo rende il tutto rapido.
E ho scoperto che:
-fin'ora 16 sono stati i giorni di vacanza fatti.
-per Natale, nel 2011, mi faro' ancora 3 giorni.
-il totale per il 2011 sara' di 19 giorni di ferie. Sommati ai 5 che mi voglio portare nel 2012, fanno 24.
-Questo significa che ho 6 giorni che mi ballano per andare ai 30 che avevo a inizio anno. Una settimana abbondante.
Dato che non andro' in vacanza tra qui e fine anno. Dato che il lavoro mi ancorera' alla scrivania anche piu' del solito. Dato che anche se prendo ferie e sto a casa, poi mi ritrovo online a lavorare...credo di dover fare una chiacchierata col mio capo.
Magari un giorno andra' per lo shopping natalizio - considerando poi che un paio di giorni li devo lavorare da una sorta di bunker per una prova antiterroristica - e uno sara' di certo di lavoro da casa, causa spostamento uffici, non e' che ci sia tanto da stare a sfogliar verze.
Ah, no che questi non sono problemi, ma giusto per dire...non ti rendi conto di quanto il tuo lavoro ti inglobi fino a quando non ti accorgi che hai fatto la meta' delle ferie che dovevi. Triste, eh?
giovedì 17 novembre 2011
Gatto nero, scala o specchio rotto???
Fosca chiedeva aggiornamento del blog a gran voce.
Me lo chiedeva mentre, al telefono, in mezzo alla strada, alle 7.30 di sera, aspettavo che Gian tornasse per cercare di aprire la porta di casa. Che era irrimediabilmente bloccata. E gia’ mi vedevo chiusa fuori sempiternamente, con la spesa a domicilio che doveva arrivare da un momento all’altro. Nemmeno Fosca che rideva alle mie espressioni di totale disinteresse dell’incolumita’ di Gian mi scalfiva (della serie: “Mari, non entrare dalla finestra tu che magra come sei ora, ti spacchi su tutta…” – risposta mia “No, al massimo faccio arrampicare Gian, e se si fa male, pazienza…” – notare come per me l’incolumita’ di Gian venga prima di ogni mio respiro, del mio amore per il cibo e del caffe’ al mattino).
Detto questo, non mi sembrava una serata degna di essere ricordata. Tanto piu’ che Gian, dopo un po’ di fatica con la serratura, questo si’, aveva aperto la porta di casa facendomi dimenticare il panico provato.
Ma la serata prometteva bene.
La spesa era da consegnare dalle 7 alle 9. Ora in genere, sulle due ore, la spesa arriva verso l’ultimo quarto d’ora. Tranne quando arrivi a casa in ritardo. In quell caso, arriva puntualissima alle 7.
Comunque. Sono le 9.10. Gian gia’ ronficchia sul divano.Io lavoro e a quel punto chiamo il customer service. Dove mi dicono belli belli che la spesa e’ in ritardo di 2 ore e 50. Non avete capito male. Non 25 minuti. 2 ore e 50!
Chiedo che la spesa venga cancellata, mi dicono che riferiranno l’indomani mattina. Mi impunto: questo vuol dire che a mezzanotte qualcuno verra’ a suonarmi per venirmi a consegnare una spesa che avevo gia’ cancellato? Pare di si'.
Mentre mi innervosisco al telefono (non con la povera signorina vittima dei soprusi di ogni cliente arrabbiato – con lei cerco di mantenere la calma) va via la luce. La lavatrice si ferma. Siamo al buio pesto. Gian, vuoi per il silenzio improvviso, vuoi per la mia voce alterata, si sveglia e va a controllare che non sia solo casa nostra. E no che non e’ solo casa nostra. E’ tutta la via.
Decine di persone per strada e sui balconi. Domande, viavai, e si scopre che qualche casa piu’ avanti, qualcuno ha dovuto togliere l’elettricita’ per dei lavori. Senza informare. Alle 9.30 di sera. Togliendo la luce a tutta la via.
Cosi siamo qui, senza internet, senza tele, senza luce. Alle 9.30 di sera. Anche senza spesa. Ce ne andiamo a letto e via.
Poi penso: fortuna che siamo entrati in casa. Avremmo anche potuto essere per strada. E forse mi sarei messa a piangere sul serio.
Buona notte.
PS: Alle 10.30 sentiamo bussare alla porta. In maniera concitata. Sempre piu’ forte. Gian si alza, apre…e’ l’omino della spesa (e’ riuscito a entrare, non si sa come dato che i citofoni non funzionano). Ok, la prendiamo. Mettere a posto la spesa al buio pesto e’ un’esperienza che consiglio a tutti, una volta nella vita. Ti riconcilia con le volte che metterla via e basta, alla luce, ti rompe. Non mi lamentero’ mai piu’.
Me lo chiedeva mentre, al telefono, in mezzo alla strada, alle 7.30 di sera, aspettavo che Gian tornasse per cercare di aprire la porta di casa. Che era irrimediabilmente bloccata. E gia’ mi vedevo chiusa fuori sempiternamente, con la spesa a domicilio che doveva arrivare da un momento all’altro. Nemmeno Fosca che rideva alle mie espressioni di totale disinteresse dell’incolumita’ di Gian mi scalfiva (della serie: “Mari, non entrare dalla finestra tu che magra come sei ora, ti spacchi su tutta…” – risposta mia “No, al massimo faccio arrampicare Gian, e se si fa male, pazienza…” – notare come per me l’incolumita’ di Gian venga prima di ogni mio respiro, del mio amore per il cibo e del caffe’ al mattino).
Detto questo, non mi sembrava una serata degna di essere ricordata. Tanto piu’ che Gian, dopo un po’ di fatica con la serratura, questo si’, aveva aperto la porta di casa facendomi dimenticare il panico provato.
Ma la serata prometteva bene.
La spesa era da consegnare dalle 7 alle 9. Ora in genere, sulle due ore, la spesa arriva verso l’ultimo quarto d’ora. Tranne quando arrivi a casa in ritardo. In quell caso, arriva puntualissima alle 7.
Comunque. Sono le 9.10. Gian gia’ ronficchia sul divano.Io lavoro e a quel punto chiamo il customer service. Dove mi dicono belli belli che la spesa e’ in ritardo di 2 ore e 50. Non avete capito male. Non 25 minuti. 2 ore e 50!
Chiedo che la spesa venga cancellata, mi dicono che riferiranno l’indomani mattina. Mi impunto: questo vuol dire che a mezzanotte qualcuno verra’ a suonarmi per venirmi a consegnare una spesa che avevo gia’ cancellato? Pare di si'.
Mentre mi innervosisco al telefono (non con la povera signorina vittima dei soprusi di ogni cliente arrabbiato – con lei cerco di mantenere la calma) va via la luce. La lavatrice si ferma. Siamo al buio pesto. Gian, vuoi per il silenzio improvviso, vuoi per la mia voce alterata, si sveglia e va a controllare che non sia solo casa nostra. E no che non e’ solo casa nostra. E’ tutta la via.
Decine di persone per strada e sui balconi. Domande, viavai, e si scopre che qualche casa piu’ avanti, qualcuno ha dovuto togliere l’elettricita’ per dei lavori. Senza informare. Alle 9.30 di sera. Togliendo la luce a tutta la via.
Cosi siamo qui, senza internet, senza tele, senza luce. Alle 9.30 di sera. Anche senza spesa. Ce ne andiamo a letto e via.
Poi penso: fortuna che siamo entrati in casa. Avremmo anche potuto essere per strada. E forse mi sarei messa a piangere sul serio.
Buona notte.
PS: Alle 10.30 sentiamo bussare alla porta. In maniera concitata. Sempre piu’ forte. Gian si alza, apre…e’ l’omino della spesa (e’ riuscito a entrare, non si sa come dato che i citofoni non funzionano). Ok, la prendiamo. Mettere a posto la spesa al buio pesto e’ un’esperienza che consiglio a tutti, una volta nella vita. Ti riconcilia con le volte che metterla via e basta, alla luce, ti rompe. Non mi lamentero’ mai piu’.
martedì 8 novembre 2011
Berlusconi - scendere prossima fermata
Intanto oggi pomeriggio, subito dopo il voto, l'Huffington Post cosi' titolava:

venerdì 4 novembre 2011
Viaggio
Travelers never think that they are the foreigners. (MC)
I viaggiatori non pensano mai che gli stranieri sono loro. (MC)
I viaggiatori non pensano mai che gli stranieri sono loro. (MC)
giovedì 3 novembre 2011
Edinburgh
Era l'ultimo dell'anno di un paio di anni fa. Faceva freddo ed ho un ricordo sfuocato del tutto. Capodanno di strada. Musica, bancarelle, fuochi d'artificio.
La Malli torna ad Edimburgo. Per vedere se e' vero che in Scozia piove sempre.
La Malli torna ad Edimburgo. Per vedere se e' vero che in Scozia piove sempre.
mercoledì 26 ottobre 2011
Mi ci son voluti 3 anni!
Questo il tempo impiegato per mandare all'anagrafe degli italiani residenti all'estero la richiesta di cambio residenza.
Fatta esattamente 2 minuti fa.
Perche' tutto sto tempo? Non lo so.
Il procedimento non e' complicato. Si puo' fare via mail. E' piuttosto immediato. Non servono documenti particolari.
E' solo che...la pigrizia, il non fare qualcosa che ha il sapore di definitivo, e anche, perche' no, il volersi sentire piu' in vacanza che in un'altra vita proprio.
Ecco, l'ho fatto. Ho deciso ieri, e cosi', in mezz'ora, ho compilato e raccolto quanto dovevo.
Come mi sento ora? Uguale a prima.
Solo che...votero' qui, e sono da oggi a tutti gli effetti una di quelle che rientrano nelle statistiche dei cuori in fuga. Che lo si sa bene, non e' stato il cervello a portarmi qui (anche se ha poi fatto comodo!)
Fatta esattamente 2 minuti fa.
Perche' tutto sto tempo? Non lo so.
Il procedimento non e' complicato. Si puo' fare via mail. E' piuttosto immediato. Non servono documenti particolari.
E' solo che...la pigrizia, il non fare qualcosa che ha il sapore di definitivo, e anche, perche' no, il volersi sentire piu' in vacanza che in un'altra vita proprio.
Ecco, l'ho fatto. Ho deciso ieri, e cosi', in mezz'ora, ho compilato e raccolto quanto dovevo.
Come mi sento ora? Uguale a prima.
Solo che...votero' qui, e sono da oggi a tutti gli effetti una di quelle che rientrano nelle statistiche dei cuori in fuga. Che lo si sa bene, non e' stato il cervello a portarmi qui (anche se ha poi fatto comodo!)
martedì 25 ottobre 2011
Corsa
"I believe that the Good Lord gave us a finite number of heartbeats and I'm damned if I'm going to use up mine running up and down a street." ~Neil Armstrong, sulla corsa
"Credo che il buon dio ci abbia dato un numero finito di battiti del cuore, e che io sia dannato se usero' tutti i miei correndo su e giu' per una strada."
Una buona scusa da presentare a Gian la prossima volta che i miei 20 minuti striminziti sul tapis roulant lo faranno ridere :)
"Credo che il buon dio ci abbia dato un numero finito di battiti del cuore, e che io sia dannato se usero' tutti i miei correndo su e giu' per una strada."
Una buona scusa da presentare a Gian la prossima volta che i miei 20 minuti striminziti sul tapis roulant lo faranno ridere :)
sabato 8 ottobre 2011
Dolce sabato mattina a tutti!
Sveglia all'alba - il sabato si fatica a dormire a lungo (sara' che stiamo invecchiando?) - un caffe' preparato immediatamente (una delle poche cose di cui non mi posso privare, il caffe' appena sveglia) e la ricetta "1 minute muffin". Ebbene si, ho trovato questa ricetta per la colazione e devo dire che davvero prende un minuto (beh, forse 2) ed e' esclusivamente proteica, dunque "Dukan friendly"...quindi...avanti con la dieta (questa settimana crollo verticale di un chilo e mezzo...siamo quasi agli sgoccioli :))
Dunque, per chiunque voglia una ricetta soft per il risveglio:
-mischiare in una tazza (tazza per il caffe' grande, o per il caffe' latte...insomma, qualcosa di grandino...):
-2 cucchiai di crusca d'avena (oatbran): per chi fa la Dukan, questa e' la porzione quotidiana da ingurgitare. Per chi non la fa, la crusca d'avena comunque fa superbene perche' abbassa il colesterolo nel sangue - dunque, cercatela al supermercato piu' vicino!
-1 uovo intero
-1/4 di cucchiaio di lievito in polvere
-dolcificante (in polvere o liquido), q.b.
-aromatizzante: potete mettere cacao, io ho messo essenza di cioccolato dietetica, potete usare la vaniglia, o la cannella, o qualsiasi tipo di aromatizzante - oppure fare un muffin salato togliendo il dolcificante e aggiungendo erbette
-Una volta mischiato il tutto accuratamente nella tazza, ponete la tazza nel microonde per 1 minuto (dipende dal microonde, nel mio per 2 minuti).
Osserverete che il composto si gonfia, assume la forma di muffin e quasi si stacca dalla tazza. Quando vi sembra consistente, mettetelo in un piattino...et voila!
Se e' un muffin salato, potete spalmarci del Philadelphia light, e se e' dolce...beh, con una tazza di caffelatte e' sempre buono...Tant'e' vero che parte dei morsi nella foto di seguito sono di Gian e non miei :)
Buona colazione, mondo!
Dunque, per chiunque voglia una ricetta soft per il risveglio:
-mischiare in una tazza (tazza per il caffe' grande, o per il caffe' latte...insomma, qualcosa di grandino...):
-2 cucchiai di crusca d'avena (oatbran): per chi fa la Dukan, questa e' la porzione quotidiana da ingurgitare. Per chi non la fa, la crusca d'avena comunque fa superbene perche' abbassa il colesterolo nel sangue - dunque, cercatela al supermercato piu' vicino!
-1 uovo intero
-1/4 di cucchiaio di lievito in polvere
-dolcificante (in polvere o liquido), q.b.
-aromatizzante: potete mettere cacao, io ho messo essenza di cioccolato dietetica, potete usare la vaniglia, o la cannella, o qualsiasi tipo di aromatizzante - oppure fare un muffin salato togliendo il dolcificante e aggiungendo erbette
-Una volta mischiato il tutto accuratamente nella tazza, ponete la tazza nel microonde per 1 minuto (dipende dal microonde, nel mio per 2 minuti).
Osserverete che il composto si gonfia, assume la forma di muffin e quasi si stacca dalla tazza. Quando vi sembra consistente, mettetelo in un piattino...et voila!
Se e' un muffin salato, potete spalmarci del Philadelphia light, e se e' dolce...beh, con una tazza di caffelatte e' sempre buono...Tant'e' vero che parte dei morsi nella foto di seguito sono di Gian e non miei :)
Buona colazione, mondo!
venerdì 7 ottobre 2011
Venerdi
e la voglia di un post leggero e anche un po' superficiale...
Perche' durante la settimana lavoro come una pazza, alzandomi e arrivando in ufficio all'alba e uscendo solo quando la stanchezza fisica supera quella mentale, il venerdi invece non sopporto di stare qui oltre le 5.30...
Perche' ho scoperto mille ricette della dieta Dukan per fare dolci e tutte quelle delizie da eccesso di carboidrati di cui mi sto privando da quasi due mesi (e gli 8 chili andati ne sono felici) mi mancano, e dunque nel weekend vorrei cimentarmi nelle brioche proteiche (che magari vi spiego un'altra volta).
Perche' ho comprato scatole di panno, contenitori, porta-abiti e quant'altro, e vorrei passare qualche ora nel weekend a riordinare il mio armadio, buttare il buttabile, archiviare il troppo largo, e tutte quelle magliette che non mettero' fino a giugno prossimo, ormai.
E perche' ho voglia di svegliarmi tardi la mattina, mangiarmi uova e salmone davanti alla tv, appoggiare la testa sulle gambe di Gian leggendo un libro, mentre lui si guarda una gara di golf...
Insomma, oggi sono semplicemente felice che sia venerdi. Che tra 1 ora e 24 minuti si esca da qui. E che ogni weekend sia in fondo un premio alle fatiche della settimana.
Che poi il lunedi ritrovo la mia energia, e via, verso nuove avventure.
Perche' durante la settimana lavoro come una pazza, alzandomi e arrivando in ufficio all'alba e uscendo solo quando la stanchezza fisica supera quella mentale, il venerdi invece non sopporto di stare qui oltre le 5.30...
Perche' ho scoperto mille ricette della dieta Dukan per fare dolci e tutte quelle delizie da eccesso di carboidrati di cui mi sto privando da quasi due mesi (e gli 8 chili andati ne sono felici) mi mancano, e dunque nel weekend vorrei cimentarmi nelle brioche proteiche (che magari vi spiego un'altra volta).
Perche' ho comprato scatole di panno, contenitori, porta-abiti e quant'altro, e vorrei passare qualche ora nel weekend a riordinare il mio armadio, buttare il buttabile, archiviare il troppo largo, e tutte quelle magliette che non mettero' fino a giugno prossimo, ormai.
E perche' ho voglia di svegliarmi tardi la mattina, mangiarmi uova e salmone davanti alla tv, appoggiare la testa sulle gambe di Gian leggendo un libro, mentre lui si guarda una gara di golf...
Insomma, oggi sono semplicemente felice che sia venerdi. Che tra 1 ora e 24 minuti si esca da qui. E che ogni weekend sia in fondo un premio alle fatiche della settimana.
Che poi il lunedi ritrovo la mia energia, e via, verso nuove avventure.
lunedì 3 ottobre 2011
Immagini e parole
Il sole che ci accalda e l'aria condizionata della macchina perennement accesa.
La retro piu' difficile da inserire (15 minuti per capire come).
Atmosfera medievale, cottage meravigliosi, passeggiate, risate, ricordi.
Adele che canta: "I wish nothing but the best for you too - sometimes it lasts in love but sometimes it hurts instead". ("Spero solo il meglio per te - a volte dura in amore ma a volte invece fa male" - liberamente tradotta).
Cosa e' stato ieri, cosa ci attende domani.
Un Sunday lunch delizioso in un pub disperso e magico, in quel di Sapperton.
Louis e le sue risate. Louis e il suo pianto quando l'abbiamo salutato per andarcene, strappandoci il cuore.
E' stato un weekend bello e intenso e perfetto. Uno di quelli che avresti voglia di replicare ogni 7 giorni.
La retro piu' difficile da inserire (15 minuti per capire come).
Atmosfera medievale, cottage meravigliosi, passeggiate, risate, ricordi.
Adele che canta: "I wish nothing but the best for you too - sometimes it lasts in love but sometimes it hurts instead". ("Spero solo il meglio per te - a volte dura in amore ma a volte invece fa male" - liberamente tradotta).
Cosa e' stato ieri, cosa ci attende domani.
Un Sunday lunch delizioso in un pub disperso e magico, in quel di Sapperton.
Louis e le sue risate. Louis e il suo pianto quando l'abbiamo salutato per andarcene, strappandoci il cuore.
E' stato un weekend bello e intenso e perfetto. Uno di quelli che avresti voglia di replicare ogni 7 giorni.
lunedì 26 settembre 2011
Nient'altro che noi
E dopo aver messo sotto lo stesso cielo e sotto lo stesso tetto i miei due amori grandi (Gian non se ne avra' a male), Louis e Edo, e averli fatti interagire (o cercato di) - dopo essermi goduta un po' di famiglia nel bianco immacolato della mia casetta, dopo caldo di casa e relax del cuore...dopo 48 meravigliose ore con la Mau, a fare shopping, chiacchierare di tutto e di niente, passare un sabato sera sul divano guardandoci due film da piangere (la Mau sta diventando un pezzo di zucchero filato ogni giorno di piu' :)), insomma a riprenderci un po' del tempo che inevitabilmente si perde per strada (e grazie Mau per fare in modo che questo non accada)...dopo tutto questo, viene il tempo di noi due. Io e Gian.
La mia settimana sara' pesantuccia, tra un offsite a Roma e lavoro da recuperare. Quella sua non sara' da meno, essendo la settimana numero 3 al lavoro nuovo.
E allora, il prossimo weekend, una macchina, la campagna inglese, qualcuna delle nostre canzoni, una cartina, e incredibilmente senza mazze da golf. Solo noi, a zonzo per il verde. A chiacchierare, a raccontarci, a ridere. A riprenderci la magia di essere noi, al di la' della quotidianita' che ti fa apparire tutto come scontato, come certo.
Un weekend per assaporarmi quel "wow" che mi sale alle labbra ogni mattina, quando apro gli occhi.
La mia settimana sara' pesantuccia, tra un offsite a Roma e lavoro da recuperare. Quella sua non sara' da meno, essendo la settimana numero 3 al lavoro nuovo.
E allora, il prossimo weekend, una macchina, la campagna inglese, qualcuna delle nostre canzoni, una cartina, e incredibilmente senza mazze da golf. Solo noi, a zonzo per il verde. A chiacchierare, a raccontarci, a ridere. A riprenderci la magia di essere noi, al di la' della quotidianita' che ti fa apparire tutto come scontato, come certo.
Un weekend per assaporarmi quel "wow" che mi sale alle labbra ogni mattina, quando apro gli occhi.
venerdì 9 settembre 2011
Grazie alla signora Luisa + ricetta del budino "senza sensi di colpa"
Cara signora Luisa B da Brembio (+ marito, chiaramente:):
tante grazie per i Pimientos del Padron (ma so che sono di Padron, localita' geografica, come il suo consorte non ha mancato di farmi sapere!) Li apprezzo davvero tanto! Grazie!
------
E passate celebrazioni e anniversari, la Malli, sempre in dieta proteica (con ottimi e sorprendenti risultati, persino Gian ieri mi guardava stupefatto mentre giravo per casa in un abitino di pizzo + scarpe col tacco - cosi, per darmi un po' di motivazione!), ha trovato il modo di farsi una panna cotta tutta proteica - non sa di molto, ma se siete a dieta o volete un dolce a basse calorie e niente grassi e carboidrati, questo e' quello giusto. Inventato di sana pianta (ma non e' nulla di difficile!) - mi permette ogni sera di trangugiare un paio di tazze di similbudino senza colpe, e continuando a perdere peso.
Ingredienti: colla di pesce (quella a fogli, per intenderci) - per le quantita' dipende dalla colla di pesce che prendete. Il mio frigo e' pieno di colla di pesce di vario tipo, dunque ogni volta guardo le istruzioni.
Latte scremato (io uso quello totalmente scremato, potete usare quello parzialmente, o anche quello intero, ma allora che dieta e'? E quindi mangiatevi un bel profiterole che da' piu' soddisfazioni!)
Dolcificante liquido: io lo ordino su Amazon dalla Svizzera, in Italia esiste il Tic - botticine blu. Lo vendono al Bennet, nel caso.
Vaniglia o cannella o chiodi di garofano...
Scaldata il latte - non fatelo bollire, ma rendetelo tiepido. Assolutamente non deve mai bollire!
Ponete i fogli di colla di pesce in acqua, fino a che non si ammorbidiscono e diventano viscidini. Quando e' cosi, tirateli fuori dall'acqua, cercate di strizzarli e buttateli nel latte tiepido per farli sciogliere. Mai bollire l'intruglio, senno' le proprieta' della colla di pesce/gelatina vengono meno.
Aggiungete dolcificante liquido e il tipo di spezia che preferite (io mi sbizzarrisco - a volte vaniglia, a volte cannella, a volte cosi', senza dentro nulla).
Ponete il liquido in contenitori che avrete bagnato internamente con l'acqua.
Mettete in frigorifero (mio padre direbbe: fate prima raffreddare a temperatura ambiente, e poi nel frigo - io sono un po' piu' sbrigativa!)
Dopo 4 o 5 ore, voila'! Un meraviglioso budino e nessun senso di colpa!
Il mio frigo e' pieno, ne mangio uno a pranzo (dopo pranzo!) e un paio dopo cena.
E il dimagrimento non ne risente!
(Per i curiosi...sto seguendo la Dukan).
Provare per credere...e fatemi sapere come va!
tante grazie per i Pimientos del Padron (ma so che sono di Padron, localita' geografica, come il suo consorte non ha mancato di farmi sapere!) Li apprezzo davvero tanto! Grazie!
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E passate celebrazioni e anniversari, la Malli, sempre in dieta proteica (con ottimi e sorprendenti risultati, persino Gian ieri mi guardava stupefatto mentre giravo per casa in un abitino di pizzo + scarpe col tacco - cosi, per darmi un po' di motivazione!), ha trovato il modo di farsi una panna cotta tutta proteica - non sa di molto, ma se siete a dieta o volete un dolce a basse calorie e niente grassi e carboidrati, questo e' quello giusto. Inventato di sana pianta (ma non e' nulla di difficile!) - mi permette ogni sera di trangugiare un paio di tazze di similbudino senza colpe, e continuando a perdere peso.
Ingredienti: colla di pesce (quella a fogli, per intenderci) - per le quantita' dipende dalla colla di pesce che prendete. Il mio frigo e' pieno di colla di pesce di vario tipo, dunque ogni volta guardo le istruzioni.
Latte scremato (io uso quello totalmente scremato, potete usare quello parzialmente, o anche quello intero, ma allora che dieta e'? E quindi mangiatevi un bel profiterole che da' piu' soddisfazioni!)
Dolcificante liquido: io lo ordino su Amazon dalla Svizzera, in Italia esiste il Tic - botticine blu. Lo vendono al Bennet, nel caso.
Vaniglia o cannella o chiodi di garofano...
Scaldata il latte - non fatelo bollire, ma rendetelo tiepido. Assolutamente non deve mai bollire!
Ponete i fogli di colla di pesce in acqua, fino a che non si ammorbidiscono e diventano viscidini. Quando e' cosi, tirateli fuori dall'acqua, cercate di strizzarli e buttateli nel latte tiepido per farli sciogliere. Mai bollire l'intruglio, senno' le proprieta' della colla di pesce/gelatina vengono meno.
Aggiungete dolcificante liquido e il tipo di spezia che preferite (io mi sbizzarrisco - a volte vaniglia, a volte cannella, a volte cosi', senza dentro nulla).
Ponete il liquido in contenitori che avrete bagnato internamente con l'acqua.
Mettete in frigorifero (mio padre direbbe: fate prima raffreddare a temperatura ambiente, e poi nel frigo - io sono un po' piu' sbrigativa!)
Dopo 4 o 5 ore, voila'! Un meraviglioso budino e nessun senso di colpa!
Il mio frigo e' pieno, ne mangio uno a pranzo (dopo pranzo!) e un paio dopo cena.
E il dimagrimento non ne risente!
(Per i curiosi...sto seguendo la Dukan).
Provare per credere...e fatemi sapere come va!
domenica 24 luglio 2011
Revolucion
Weekend a Madrid andato benissimo. Che con la Mau ho fatto piu' viaggi che con Gian, anche se spesso per lavoro, e ci incastriamo come la chiave e la serratura, o il pongo nelle formine. Insomma, tutto facile e divertente, grandi risate, Madrid calda (molto per la Malli, non troppo per la Mau), km e km macinati a piedi (con la Mau stupita da quanto la Malli, per questa volta, si sia presentata all'appuntamento sana e in forma), una jacuzzi meravigliosa ad accoglierci la sera e rilassare i muscoli delle gambe contratti, tante dormite. Insomma, tutto bello e da rifare.
Solo che. Ogni volta che viaggio low cost, e' terribile. Ryanair nettamente piu' di easyJet, ma comunque entrambe le compagnie irragionevoli. Nello specifico, easyJet almeno non pone limiti di peso per il bagaglio a mano, che se ti vuoi portare un lingotto di uranio impoverito (tanto per dire, qualcosa che pesa tanto...), se ne fregano - purche' tu abbia un solo pezzo di bagaglio a mano. Che va benissimo.
Io mi presento col mio trolleyno rosa, molto mini, e una borsettina a tracolla piatta, in cui metto passaporto, soldi e un libro.
All'imbarco mi dicono di inserirlo nel trolley. Mostro il contenuto: la carta di imbarco la devo mostrare sull'aereo, il libro lo devo leggere, i soldi li devo usare nel caso mi venga fame. Nulla da fare. Con la stoltezza delle loro regole, mi fanno inserire la borsa in valigia (si noti che per atto di ribellione, mi sono tenuta il contenuto della borsa in mano). Poi, in maniera ostentata, perche' quando mi innervosisco sono terribile, mi sono fermata al mio posto, ho aperto il trolley, tirato fuori la borsa, richiuso e messo nella cappelliera. All'hostess che mi guardava perche' formavo la fila, ho detto che se le regole fossero ragionevoli, io non avrei formato nessuna fila.
Arrivata a Madrid, lo raccontavo alla Mau e lei attribuiva questi miei atteggiamenti a uno spirito rivoluzionario innato. Non so. So solo che quando le regole diventano stupidita' collettiva, non so stare ferma. Devo provocare.
E di nuovo stasera, al rientro, ne ho dato prova.
Infilo tutto nel trolley, anche la borsa a sto giro, lasciando uscire pero' la tracolla, come atto di sfida.
Una hostess, in fase di imbarco, dice che dobbiamo imbarcare anche le borse a mano perche' c'e' poco posto sull'aereo. Spiego (assieme ad altri) che la mia valigia non ha il lucchetto - e lei, faccia da pesce lesse, mi dice di togliere le cose di valore. Detto-fatto. Tolgo dal trolley una borsa gigante che mi hanno dato mentre acquistavo una maglietta da Custo, e in sequenza la rimepio con: la mia borsetta a tracolla con soldi e documenti, bottiglietta d'acqua, macchina fotografica, un paio di magliette di Custo - che c'hanno il loro valore, col prezzo che hanno, un libro, che ha sempre un valore sentimentale per me, il caricatore del telefono, che ha un valore irrinunciabile.
Lascio poi il trolley in ingresso dell'aereo, e la hostess vede che ho rovesciato praticamente il contenuto del trolley nella borsa. E' colpa mia se tutto per me ha valore?
Grazie al cielo, il trolley e' rimasto sull'aereo con me. Ma giuro: se questa e' una guerra a chi molla dopo, easyJet ha trovato filo da torcere!!!
Solo che. Ogni volta che viaggio low cost, e' terribile. Ryanair nettamente piu' di easyJet, ma comunque entrambe le compagnie irragionevoli. Nello specifico, easyJet almeno non pone limiti di peso per il bagaglio a mano, che se ti vuoi portare un lingotto di uranio impoverito (tanto per dire, qualcosa che pesa tanto...), se ne fregano - purche' tu abbia un solo pezzo di bagaglio a mano. Che va benissimo.
Io mi presento col mio trolleyno rosa, molto mini, e una borsettina a tracolla piatta, in cui metto passaporto, soldi e un libro.
All'imbarco mi dicono di inserirlo nel trolley. Mostro il contenuto: la carta di imbarco la devo mostrare sull'aereo, il libro lo devo leggere, i soldi li devo usare nel caso mi venga fame. Nulla da fare. Con la stoltezza delle loro regole, mi fanno inserire la borsa in valigia (si noti che per atto di ribellione, mi sono tenuta il contenuto della borsa in mano). Poi, in maniera ostentata, perche' quando mi innervosisco sono terribile, mi sono fermata al mio posto, ho aperto il trolley, tirato fuori la borsa, richiuso e messo nella cappelliera. All'hostess che mi guardava perche' formavo la fila, ho detto che se le regole fossero ragionevoli, io non avrei formato nessuna fila.
Arrivata a Madrid, lo raccontavo alla Mau e lei attribuiva questi miei atteggiamenti a uno spirito rivoluzionario innato. Non so. So solo che quando le regole diventano stupidita' collettiva, non so stare ferma. Devo provocare.
E di nuovo stasera, al rientro, ne ho dato prova.
Infilo tutto nel trolley, anche la borsa a sto giro, lasciando uscire pero' la tracolla, come atto di sfida.
Una hostess, in fase di imbarco, dice che dobbiamo imbarcare anche le borse a mano perche' c'e' poco posto sull'aereo. Spiego (assieme ad altri) che la mia valigia non ha il lucchetto - e lei, faccia da pesce lesse, mi dice di togliere le cose di valore. Detto-fatto. Tolgo dal trolley una borsa gigante che mi hanno dato mentre acquistavo una maglietta da Custo, e in sequenza la rimepio con: la mia borsetta a tracolla con soldi e documenti, bottiglietta d'acqua, macchina fotografica, un paio di magliette di Custo - che c'hanno il loro valore, col prezzo che hanno, un libro, che ha sempre un valore sentimentale per me, il caricatore del telefono, che ha un valore irrinunciabile.
Lascio poi il trolley in ingresso dell'aereo, e la hostess vede che ho rovesciato praticamente il contenuto del trolley nella borsa. E' colpa mia se tutto per me ha valore?
Grazie al cielo, il trolley e' rimasto sull'aereo con me. Ma giuro: se questa e' una guerra a chi molla dopo, easyJet ha trovato filo da torcere!!!
martedì 12 luglio 2011
De gustibus...
Capita spesso che la sera si debba scendere in strada per qualche commissione rapida: buttare la spazzatura, oppure andare a comprare il latte nel negozietto a 300 metri da noi. Nulla di ufficiale, non un viaggio a cui prepararsi con tanto di trucco e pettinata, ma abitiamo pur sempre in centro a Londra e non a Brembio, dunque la differenza di "mise" io la sento. Un po' meno Gian, che si comporta come se fosse ancora a Olmo. Ne' piu' ne' meno.
Un paio di settimane fa e' uscito per due giorni di fila coi pantaloni del pijama. Ora, nulla di che. Sono anche di Calvin Klein, dunque hanno il loro fascino. Solo che a) la prima sera mi sono accorta, solo al suo rientro, che avevano quello che mia nonna definirebbe un "sette" (sbrago, scarpo, taglio) sulla coscia destra, appena sotto il sedere. Ho provveduto a un rammendo veloce, pensando che magari fosse anche il caso di buttarli. b) La sera successiva, con tanto di rammendo a tamponare la falla, ha visto bene di indossare il mio giubbotto di jean. Nulla di che. C'era vento. Solo che il mio giubbotto di jeans e' sciancrato! E Gian ha le spalle di un nuotatore australiano. L'insieme (calzoni pijama rammendati + giubbotto di jeans sciancrato) era degno di nota. L'ho implorato di fermarsi. Invano. Al rientro, ha avuto il coraggio di dirmi che la gente lo guardava. E' il minimo.
Ma ancora non ero pronta a quanto scoperto stamane...
Ieri sera siamo rientrati tardi dopo la palestra e quindi, a cena finita, mi sono trascinata a letto senza curarmi di dove fosse Gian. Che mi ha raggiunta poco dopo.
Stamane, bevendo il caffe' assieme, ho notato che una mia felpa della Gap era fuori posto. Descrivero' la suddetta felpa per beneficio del pubblico: chiaramente femminile, a larghe strisce biance e blu, con cappuccio. E la scritta Gap in rosso fuoco sul petto. Un pezzo talmente difficile da portare (a cosa stavo pensando quando l'ho comprata???) che la indosso esclusivamente in casa, se la sera ho freddo, sopra il pijama.
Ecco...guardo la felpa, cercando di pensare al perche' sia fuori posto, e Gian "L'ho messa io li'. L'ho messa su ieri quando sono uscito."
Non ho potuto proferire parola al solo pensiero di Gian con la mia felpa addosso e fuori dalla porta di casa, che tutto protegge e nasconde.
I vicini penseranno che non e' a 100. O che ha gusti bizzarri.
Io preferisco, d'ora in poi, non correre rischi. Se ha intenzione di continuare con sto gioco, lo fa da solo. Io esco da un'uscita di servizio.
Un paio di settimane fa e' uscito per due giorni di fila coi pantaloni del pijama. Ora, nulla di che. Sono anche di Calvin Klein, dunque hanno il loro fascino. Solo che a) la prima sera mi sono accorta, solo al suo rientro, che avevano quello che mia nonna definirebbe un "sette" (sbrago, scarpo, taglio) sulla coscia destra, appena sotto il sedere. Ho provveduto a un rammendo veloce, pensando che magari fosse anche il caso di buttarli. b) La sera successiva, con tanto di rammendo a tamponare la falla, ha visto bene di indossare il mio giubbotto di jean. Nulla di che. C'era vento. Solo che il mio giubbotto di jeans e' sciancrato! E Gian ha le spalle di un nuotatore australiano. L'insieme (calzoni pijama rammendati + giubbotto di jeans sciancrato) era degno di nota. L'ho implorato di fermarsi. Invano. Al rientro, ha avuto il coraggio di dirmi che la gente lo guardava. E' il minimo.
Ma ancora non ero pronta a quanto scoperto stamane...
Ieri sera siamo rientrati tardi dopo la palestra e quindi, a cena finita, mi sono trascinata a letto senza curarmi di dove fosse Gian. Che mi ha raggiunta poco dopo.
Stamane, bevendo il caffe' assieme, ho notato che una mia felpa della Gap era fuori posto. Descrivero' la suddetta felpa per beneficio del pubblico: chiaramente femminile, a larghe strisce biance e blu, con cappuccio. E la scritta Gap in rosso fuoco sul petto. Un pezzo talmente difficile da portare (a cosa stavo pensando quando l'ho comprata???) che la indosso esclusivamente in casa, se la sera ho freddo, sopra il pijama.
Ecco...guardo la felpa, cercando di pensare al perche' sia fuori posto, e Gian "L'ho messa io li'. L'ho messa su ieri quando sono uscito."
Non ho potuto proferire parola al solo pensiero di Gian con la mia felpa addosso e fuori dalla porta di casa, che tutto protegge e nasconde.
I vicini penseranno che non e' a 100. O che ha gusti bizzarri.
Io preferisco, d'ora in poi, non correre rischi. Se ha intenzione di continuare con sto gioco, lo fa da solo. Io esco da un'uscita di servizio.
martedì 5 luglio 2011
Spesa - in risposta all'amica Laura

L'amica Laura - il cui blog potete leggere alla lista dei miei blog, piu' un basso sulla destra, Per Caso - scrive dei post che richiederebbero spesso il mio commento. Purtroppo, per qualche strano problema tecnico che emerge ogni volta, non sono quasi mai in grado di lasciare il mio pensiero. Lo faccio quindi qui - cara Laura, una chiacchierata come ai nostri bei vecchi tempi, nascoste in un buio ufficio di via Lodino - il periodo lavorativamente piu' felice della mia vita da recruiter.
Scrivevi un paio di giorni fa che la spesa online, arrivata a Lodi grazie all'Esselunga, mi sembra di capire, ti toglie la magia della spesa in se'. Ti evita la fatica, ma rende l'esperienza un po' asettica.
Lo capisco, credimi. Conosco la gioia di vagare fra scaffali ripieni di ogni ben di dio, cose di cui in genere ignoreresti l'esistenza, se non fosse che te le mettono li', ad altezza occhio (ah, il visual merchandising, ne sa una piu' del diavolo!) e tu afferri il bene in questione perche' sai che non potrai tornare a casa senza. Mi e' capitato valanghe di volte: vado al supermercato per qualche genere di prima necessita', e torno con le borse talmente piene di superfluo che devo fermarmi sulla strada di casa piu' volte perche' pesano troppo. Mi sono pure dotata di carrello con ruote, di quelli che in Italia usano solo le signore di una certa eta'. Non qui, devo ammettere.
E so che il mio e' un problema genetico: ho speso sufficienti ore al Bennet con mio padre per sapere che questo del supermercato e' un vizio che non perdero' facilmente.
E so che il mio e' un problema genetico: ho speso sufficienti ore al Bennet con mio padre per sapere che questo del supermercato e' un vizio che non perdero' facilmente.
Detto questo, ho dovuto porre un freno. Per non ammazzarmi di fatica, per dare un minimo di ordine e fiato alla mia dispensa, per vivere, semplicemente.
Ho una vita piuttosto complicata, con orari lavorativi improbabili, dunque finire alle 8.30 di sera e passare al supermercato era diventato inaccettabile.
In piu' l'ordine mentale e fisico non mi appartiene, e necessitavo di un carrello che fosse svuotabile a senno sopraggiunto. In genere qualche ora dopo che la spesa e' fatta.
Ho trovato tutto questo nella spesa online.
Comincio a inizio settimana, mettendo nel mio carrello virtuale i generi di prima necessita' - notoriamente, in casa Bergamaschi-Parenti, uova, insalata, cornette-zucchine-melanzane-pomodori, salmone affumicato-3 buste, prosciutto crudo-2 buste, salmone fresco-2 filetti, bresaola, melone-anguria-fragole-uva-come-se-piovesse-in-stagione-e-fuori.
Poi il martedi in genere mi accorgo che lo stomaco non e' l'unico a dettare regole: detersivi, scottex, acchiappacolore, deodorante, shampoo. Il mercoledi mi accorgo che in casa la scorta di shampoo ci terra' compagnia fino al 2014, quindi cancello gli shampoo dal carrello. Aggiungo pero' i sacchi dell'immondizia.
E via cosi, fino al venerdi sera, in genere ultimo momento utile per le modifiche.
Il sabato mattina la mia spesa arriva bella bella in casa, tra un caffe' e un programma tv in pijama. Giusto quei 30 minuti per mettere tutto al proprio posto, e la mia vita e' mia di nuovo. Senza molta fatica. Senza sudore e braccia doloranti. Senza il superfluo. Che mi manca, terribilmente - ma mi fa anche male, diciamocelo. E quindi ben venga la spesa online. Me ne sono fatta una ragione. E non e' affatto male, cara Laura :) Sono certa che a breve converrai.
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