Capita spesso che la sera si debba scendere in strada per qualche commissione rapida: buttare la spazzatura, oppure andare a comprare il latte nel negozietto a 300 metri da noi. Nulla di ufficiale, non un viaggio a cui prepararsi con tanto di trucco e pettinata, ma abitiamo pur sempre in centro a Londra e non a Brembio, dunque la differenza di "mise" io la sento. Un po' meno Gian, che si comporta come se fosse ancora a Olmo. Ne' piu' ne' meno.
Un paio di settimane fa e' uscito per due giorni di fila coi pantaloni del pijama. Ora, nulla di che. Sono anche di Calvin Klein, dunque hanno il loro fascino. Solo che a) la prima sera mi sono accorta, solo al suo rientro, che avevano quello che mia nonna definirebbe un "sette" (sbrago, scarpo, taglio) sulla coscia destra, appena sotto il sedere. Ho provveduto a un rammendo veloce, pensando che magari fosse anche il caso di buttarli. b) La sera successiva, con tanto di rammendo a tamponare la falla, ha visto bene di indossare il mio giubbotto di jean. Nulla di che. C'era vento. Solo che il mio giubbotto di jeans e' sciancrato! E Gian ha le spalle di un nuotatore australiano. L'insieme (calzoni pijama rammendati + giubbotto di jeans sciancrato) era degno di nota. L'ho implorato di fermarsi. Invano. Al rientro, ha avuto il coraggio di dirmi che la gente lo guardava. E' il minimo.
Ma ancora non ero pronta a quanto scoperto stamane...
Ieri sera siamo rientrati tardi dopo la palestra e quindi, a cena finita, mi sono trascinata a letto senza curarmi di dove fosse Gian. Che mi ha raggiunta poco dopo.
Stamane, bevendo il caffe' assieme, ho notato che una mia felpa della Gap era fuori posto. Descrivero' la suddetta felpa per beneficio del pubblico: chiaramente femminile, a larghe strisce biance e blu, con cappuccio. E la scritta Gap in rosso fuoco sul petto. Un pezzo talmente difficile da portare (a cosa stavo pensando quando l'ho comprata???) che la indosso esclusivamente in casa, se la sera ho freddo, sopra il pijama.
Ecco...guardo la felpa, cercando di pensare al perche' sia fuori posto, e Gian "L'ho messa io li'. L'ho messa su ieri quando sono uscito."
Non ho potuto proferire parola al solo pensiero di Gian con la mia felpa addosso e fuori dalla porta di casa, che tutto protegge e nasconde.
I vicini penseranno che non e' a 100. O che ha gusti bizzarri.
Io preferisco, d'ora in poi, non correre rischi. Se ha intenzione di continuare con sto gioco, lo fa da solo. Io esco da un'uscita di servizio.
martedì 12 luglio 2011
martedì 5 luglio 2011
Spesa - in risposta all'amica Laura

L'amica Laura - il cui blog potete leggere alla lista dei miei blog, piu' un basso sulla destra, Per Caso - scrive dei post che richiederebbero spesso il mio commento. Purtroppo, per qualche strano problema tecnico che emerge ogni volta, non sono quasi mai in grado di lasciare il mio pensiero. Lo faccio quindi qui - cara Laura, una chiacchierata come ai nostri bei vecchi tempi, nascoste in un buio ufficio di via Lodino - il periodo lavorativamente piu' felice della mia vita da recruiter.
Scrivevi un paio di giorni fa che la spesa online, arrivata a Lodi grazie all'Esselunga, mi sembra di capire, ti toglie la magia della spesa in se'. Ti evita la fatica, ma rende l'esperienza un po' asettica.
Lo capisco, credimi. Conosco la gioia di vagare fra scaffali ripieni di ogni ben di dio, cose di cui in genere ignoreresti l'esistenza, se non fosse che te le mettono li', ad altezza occhio (ah, il visual merchandising, ne sa una piu' del diavolo!) e tu afferri il bene in questione perche' sai che non potrai tornare a casa senza. Mi e' capitato valanghe di volte: vado al supermercato per qualche genere di prima necessita', e torno con le borse talmente piene di superfluo che devo fermarmi sulla strada di casa piu' volte perche' pesano troppo. Mi sono pure dotata di carrello con ruote, di quelli che in Italia usano solo le signore di una certa eta'. Non qui, devo ammettere.
E so che il mio e' un problema genetico: ho speso sufficienti ore al Bennet con mio padre per sapere che questo del supermercato e' un vizio che non perdero' facilmente.
E so che il mio e' un problema genetico: ho speso sufficienti ore al Bennet con mio padre per sapere che questo del supermercato e' un vizio che non perdero' facilmente.
Detto questo, ho dovuto porre un freno. Per non ammazzarmi di fatica, per dare un minimo di ordine e fiato alla mia dispensa, per vivere, semplicemente.
Ho una vita piuttosto complicata, con orari lavorativi improbabili, dunque finire alle 8.30 di sera e passare al supermercato era diventato inaccettabile.
In piu' l'ordine mentale e fisico non mi appartiene, e necessitavo di un carrello che fosse svuotabile a senno sopraggiunto. In genere qualche ora dopo che la spesa e' fatta.
Ho trovato tutto questo nella spesa online.
Comincio a inizio settimana, mettendo nel mio carrello virtuale i generi di prima necessita' - notoriamente, in casa Bergamaschi-Parenti, uova, insalata, cornette-zucchine-melanzane-pomodori, salmone affumicato-3 buste, prosciutto crudo-2 buste, salmone fresco-2 filetti, bresaola, melone-anguria-fragole-uva-come-se-piovesse-in-stagione-e-fuori.
Poi il martedi in genere mi accorgo che lo stomaco non e' l'unico a dettare regole: detersivi, scottex, acchiappacolore, deodorante, shampoo. Il mercoledi mi accorgo che in casa la scorta di shampoo ci terra' compagnia fino al 2014, quindi cancello gli shampoo dal carrello. Aggiungo pero' i sacchi dell'immondizia.
E via cosi, fino al venerdi sera, in genere ultimo momento utile per le modifiche.
Il sabato mattina la mia spesa arriva bella bella in casa, tra un caffe' e un programma tv in pijama. Giusto quei 30 minuti per mettere tutto al proprio posto, e la mia vita e' mia di nuovo. Senza molta fatica. Senza sudore e braccia doloranti. Senza il superfluo. Che mi manca, terribilmente - ma mi fa anche male, diciamocelo. E quindi ben venga la spesa online. Me ne sono fatta una ragione. E non e' affatto male, cara Laura :) Sono certa che a breve converrai.
venerdì 1 luglio 2011
Post per un'amica
A te, che hai il nome della notte e l'allegria del piu' splendente dei giorni di sole.
Che sei entrata nella mia vita per caso - e ci siamo viste in momenti cosi' diversi dei nostri percorsi che sembra un'altra vita, davvero.
A te, che sai farmi ridere con tutta l'energia che hai. Che mi ricordi casa ogni volta che mi racconti qualcosa. Che come pochi altri sai capire cosa significa non sentirsi mai al posto giusto, eppure decidere consapevolmente di starci, in questa terra di mezzo.
A te, che vedo sempre troppo poco nonostante vorrei averti come vicina di casa. Che come me ami le patatine e la birra, e quel piovoso pomeriggio in un pub di Camden Town o quell'assolato sabato sulla terrazza dello Swan, di fronte a Hyde Park, sono stati momenti di puro relax, chiacchiere e allegria.
A te, che leggi questo blog per sentirti a casa, nonostante forse questo blog sia nato per il motivo opposto - per permettere a quelli a casa di sentirsi qui con me. Ma va benissimo cosi': le cose nascono con un obiettivo preciso e mutano nel tempo e a seconda delle persone, e sono estremamente lusingata dal tuo ritrovare aria di casa fra queste parole a caso.
Te lo dovevo: un post per te. Per dirti che ci sono. Che sento quello che tu senti. E che, Londra ce lo insegna, non puo' piovere sempre.
Che sei entrata nella mia vita per caso - e ci siamo viste in momenti cosi' diversi dei nostri percorsi che sembra un'altra vita, davvero.
A te, che sai farmi ridere con tutta l'energia che hai. Che mi ricordi casa ogni volta che mi racconti qualcosa. Che come pochi altri sai capire cosa significa non sentirsi mai al posto giusto, eppure decidere consapevolmente di starci, in questa terra di mezzo.
A te, che vedo sempre troppo poco nonostante vorrei averti come vicina di casa. Che come me ami le patatine e la birra, e quel piovoso pomeriggio in un pub di Camden Town o quell'assolato sabato sulla terrazza dello Swan, di fronte a Hyde Park, sono stati momenti di puro relax, chiacchiere e allegria.
A te, che leggi questo blog per sentirti a casa, nonostante forse questo blog sia nato per il motivo opposto - per permettere a quelli a casa di sentirsi qui con me. Ma va benissimo cosi': le cose nascono con un obiettivo preciso e mutano nel tempo e a seconda delle persone, e sono estremamente lusingata dal tuo ritrovare aria di casa fra queste parole a caso.
Te lo dovevo: un post per te. Per dirti che ci sono. Che sento quello che tu senti. E che, Londra ce lo insegna, non puo' piovere sempre.
martedì 28 giugno 2011
Progressi
Mi bacia con la faccia sporca di sugo. Con irruenza. Afferrandomi le orecchie per tirarmi a se', quasi mettendosi in punta di piedi sul seggiolone. Con foga, con questa urgenza di manifestarmi il suo affetto.
Mi indica Gian, che sta entrando dalla porta. Lo guarda divertito. Poi me lo addita. Cosi', come a dire "Ehi, hai visto chi e' arrivato?" Quasi a dirmi che lui lo sa, che siamo una cosa sola.
Mi ascolta divertito mentre gli canto una canzoncina inventata. E quando smetto, la ricanta a modo suo, per farmi ricominciare.
Guarda Gian giocare a golf in giardino, e ne rifa' le mosse.
Sgrana i fagioli assieme a sua madre, e pretende che io giochi col baccello. Quando mi vede in difficolta' (che non e' che con un baccello su possano fare molti giochi!), agita il baccello che ha in mano davanti ai miei occhi, come uno spadaccino. E allora cominciamo il gioco delle spade, che lo fa ridere a crepapelle.
Cammina noncurante attorno alle nostre sedie, mentre mangiamo. E ogni tanto mi da' una sberla sul fianco, se oso togliere gli occhi da lui per 20 secondi.
Vuole le patatine che sto mangiando. Nello stesso contenitore, abbiamo messo dei cracker di riso, che gli do'. Ma non la beve. Lui vuole le patatine, come noi.
Vede la birra che suo zio sta aprendo. Allunga le mani. Suo zio gliela appoggia sulla bocca. Lui sta li'. E' uno che si accontenta di poco, in fondo.
Louis ha da poco fatto 14 mesi. E come sempre, piu' di sempre, e' uno spettacolo.
Non vedo l'ora di metterlo nella stessa stanza con Edo, a settembre, e vedere come interagiscono.
Non vedo l'ora.
Mi indica Gian, che sta entrando dalla porta. Lo guarda divertito. Poi me lo addita. Cosi', come a dire "Ehi, hai visto chi e' arrivato?" Quasi a dirmi che lui lo sa, che siamo una cosa sola.
Mi ascolta divertito mentre gli canto una canzoncina inventata. E quando smetto, la ricanta a modo suo, per farmi ricominciare.
Guarda Gian giocare a golf in giardino, e ne rifa' le mosse.
Sgrana i fagioli assieme a sua madre, e pretende che io giochi col baccello. Quando mi vede in difficolta' (che non e' che con un baccello su possano fare molti giochi!), agita il baccello che ha in mano davanti ai miei occhi, come uno spadaccino. E allora cominciamo il gioco delle spade, che lo fa ridere a crepapelle.
Cammina noncurante attorno alle nostre sedie, mentre mangiamo. E ogni tanto mi da' una sberla sul fianco, se oso togliere gli occhi da lui per 20 secondi.
Vuole le patatine che sto mangiando. Nello stesso contenitore, abbiamo messo dei cracker di riso, che gli do'. Ma non la beve. Lui vuole le patatine, come noi.
Vede la birra che suo zio sta aprendo. Allunga le mani. Suo zio gliela appoggia sulla bocca. Lui sta li'. E' uno che si accontenta di poco, in fondo.
Louis ha da poco fatto 14 mesi. E come sempre, piu' di sempre, e' uno spettacolo.
Non vedo l'ora di metterlo nella stessa stanza con Edo, a settembre, e vedere come interagiscono.
Non vedo l'ora.
giovedì 23 giugno 2011
Si, vabbe', pero'...

Leggo stamane di polemiche a non finire sul manifesto qui in altro, ideato per la campagna estiva del PD relativa alle Feste dell'Unita'. Le donne del PD si sarebbero infuriate per l'ennesimo manifesto che fa un uso strumentale dell'immagine femminile.
Ora, sono da sempre sensibile a queste tematiche. Le pari opportunita', il valore della donna e dei suoi diritti come essere umano, la dignita' da ridare all'universo femminile (e non parlo solo di corpo, ma della considerazione dei talenti delle donne in generale) sono da sempre tra le cose che piu' mi emozionano e mi stanno a cuore.
E lo dico oggi, dopo che Michelle Obama ha fatto un bellissimo discorso, forse il suo discorso piu' bello, ieri, in Sudafrica, invitando le donne a riprendersi in mano la loro vita, quale diritto di essere umano, prima che di donne.
Ma proprio per questo, la polemica su questo apparentemente infelice manifesto mi fa sorridere. Davvero? Davvero non abbiamo altro a cui pensare? Davvero questo manifesto non ci strappa un sorriso, non ci trasmette leggerezza? Siamo davvero cosi' tristi?
Ok, e' uno scivolone. Non e' di grandissimo gusto. Ma non mi scandalizza, non me la sentirei di dire che sono contro.
Proprio perche' so che i problemi delle donne sono altri, e NON PASSANO anche attraverso questi messaggi, checche' ne dicano gli altri, direi che la polemica e' da archiviare.
I manifesti spariranno. Ma io uno qui voglio tenermelo.
Per non perdere la lucidita' di dissentire.
lunedì 20 giugno 2011
Chiuso per ferie
Non che stia andando in ferie sul serio. E' che mi rendo conto che in questo periodo mi viene poco da scrivere. Nulla di particolarmente interessante, se non i miei due splendidi nipoti, e vacanze non programmate.
Solo tanto tanto lavoro, e un'estate che sembra gia' autunno qui a Londra.
Dunque, non allarmatevi, lettori cari, se non mi sentite piu' elucubrare su nulla.
Non ho perso la vena. Solo il tempo.
Credo che il mio cervello abbia bisogno di un po' di ferie, e siccome io sono un datore di lavoro come si deve, gliele concedo.
A bientot!
Solo tanto tanto lavoro, e un'estate che sembra gia' autunno qui a Londra.
Dunque, non allarmatevi, lettori cari, se non mi sentite piu' elucubrare su nulla.
Non ho perso la vena. Solo il tempo.
Credo che il mio cervello abbia bisogno di un po' di ferie, e siccome io sono un datore di lavoro come si deve, gliele concedo.
A bientot!
lunedì 6 giugno 2011
Edo-mania
A te, che sei Edolo, Edolardo, Edino, e un sacco di altri nomignoli ancora.
Che mi sei venuto a prendere all'aeroporto, e non sarei stata cosi' felice nemmeno se Brad Pitt mi avesse attesa a Linate con un mazzo di fiori.
A te che ci guardi con lo sguardo "da maschio", tanto per mettere in chiaro chi sei.
A te, che la tua mamma gia' ti fa le prediche, per raccontarsi che puo' disciplinarti, ma poi si perde nei tuoi occhi, e nella tua pelle che sa di biscotto.
A te, che non sei nato con un cuor di leone, e questo gia' lo sappiamo quando sussulti per un dosso, per uno starnuto, per la voce troppo alta del tuo papa'.
A te, che l'acqua del bagnetto e' una cosa che ti fa impazzire.
A te, che i tuoi genitori ti hanno fatto con l'orecchio "mozzo" dello zio Lele, la laringe molle, lo stacco di coscia alla Maradona...e nonostante questi loro tentativi di sabotaggio, tu gia' lo sai, quanto sei meravigliosamente bello e quanto ci fai innamorare ogni giorno.
A te, che non vorrei mai lasciarti indietro perche' gia' so che mi perdero' un altro sorriso, un chilo in piu', uno sguardo, un pianto, e la vita che scorre dentro di te.
Edo caro, vorrei trovare un mezzo per raccogliere e contenere tutto l'amore che stai creando, sprigionando, stimolando. Vorrei che te li potessi ricordare, fra 20 anni, i nostri occhi languidi, i nostri discorsi perennemente incentrati su di te, i nostri baci sulla tua pelle morbida. Lo scrivo, ripetutamente, anche noiosamente. Pensando che magari fra 20 anni ti verra' voglia di vedere cosa scriveva tua zia, quando sei nato. E gia' lo vedo il tuo sorriso, il tuo occhio vispo e compiaciuto, e quello di cui vorrei non dubitassi mai: sei stato da subito amato con la piu' totale dedizione e la piu' assoluta follia. E continueremo ad amarti cosi'. Nello spreco piu' assoluto. Senza misura, ne' contegno. Perche' non sapremmo amarti altrimenti.
Buon secondo complemese, amore grande. E' stato bello essere li' con te mentre succedeva.
Che mi sei venuto a prendere all'aeroporto, e non sarei stata cosi' felice nemmeno se Brad Pitt mi avesse attesa a Linate con un mazzo di fiori.
A te che ci guardi con lo sguardo "da maschio", tanto per mettere in chiaro chi sei.
A te, che la tua mamma gia' ti fa le prediche, per raccontarsi che puo' disciplinarti, ma poi si perde nei tuoi occhi, e nella tua pelle che sa di biscotto.
A te, che non sei nato con un cuor di leone, e questo gia' lo sappiamo quando sussulti per un dosso, per uno starnuto, per la voce troppo alta del tuo papa'.
A te, che l'acqua del bagnetto e' una cosa che ti fa impazzire.
A te, che i tuoi genitori ti hanno fatto con l'orecchio "mozzo" dello zio Lele, la laringe molle, lo stacco di coscia alla Maradona...e nonostante questi loro tentativi di sabotaggio, tu gia' lo sai, quanto sei meravigliosamente bello e quanto ci fai innamorare ogni giorno.
A te, che non vorrei mai lasciarti indietro perche' gia' so che mi perdero' un altro sorriso, un chilo in piu', uno sguardo, un pianto, e la vita che scorre dentro di te.
Edo caro, vorrei trovare un mezzo per raccogliere e contenere tutto l'amore che stai creando, sprigionando, stimolando. Vorrei che te li potessi ricordare, fra 20 anni, i nostri occhi languidi, i nostri discorsi perennemente incentrati su di te, i nostri baci sulla tua pelle morbida. Lo scrivo, ripetutamente, anche noiosamente. Pensando che magari fra 20 anni ti verra' voglia di vedere cosa scriveva tua zia, quando sei nato. E gia' lo vedo il tuo sorriso, il tuo occhio vispo e compiaciuto, e quello di cui vorrei non dubitassi mai: sei stato da subito amato con la piu' totale dedizione e la piu' assoluta follia. E continueremo ad amarti cosi'. Nello spreco piu' assoluto. Senza misura, ne' contegno. Perche' non sapremmo amarti altrimenti.
Buon secondo complemese, amore grande. E' stato bello essere li' con te mentre succedeva.
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