domenica 11 novembre 2012

Eccoci, noi due

Con tutto lo spazio che occupiamo, le mie difficolta' a deambulare, il peso che sento ovunque, le lamentele, la stanchezza e l'attesa. Eccoci.

sabato 3 novembre 2012

Tra me e te

Ehi cucciola,
scusa se ultimamente ti faccio troppi discorsi da grande. Imparerai che sono logorroica, enfatica e emotiva. Quindi, tanto vale cominciare a fartelo capire da adesso.
Volevo dirti che per me sarebbe anche ora. Anche se mancano 3 settimane alle 40, tu da ieri sei una bimba "finita". Sei tutta a posto, con el tue cosine al posto giusto, mi dicono, e dunque poco male se vorrai anticipare i tempi (ma so che mi farai aspettare, invece...)
Ho amato averti dentro di me, sentirti muovere, interpretare i tuoi gesti stizziti, i tuoi calci ripetuti, i tuoi movimenti ritmici. Ma ora sono arrivata ad un punto dove vorrei tanto averti fuori. Perche' non mi vedo piu' i piedi. Perche' di dormire non se ne parla. Perche' bevo per 3 persone, e faccio pipi' per 6. Perche' ho una fame vorace, ma dopo 2 morsi sono sazia e ho livelli di acidita' che potrebbero corrodere l'intera Tour Eiffel.

Ho anche bisogno di guardarti in faccia, di annusarti, di dirti "Ciao, sono la tua mamma, e tu chi sei?"
E ho paura. Che qualcosa non vada per il verso giusto, che tu possa far fatica ad uscire di li', che tu tutto sommato nemmeno voglia.
E non lo posso dire al tuo papa', che non capisce perche' scoppi a piangere guardando una puntata della Signora in Giallo. O alla tua nonna, perche' la mia stanchezza e' il suo tallone d'Achille. O ad un'amica, perche' "Non essere sciocca" non aiuterebbe.
Cosi' lo dico a te. Perche' in questo viaggio siamo in 2, veramente, ancora per qualche settimana. Prima di darti al mondo, prima di condividerti con le persone che ti ameranno.
Tu comportati bene, vedi di lasciarmi il tempo che basta per organizzarmi ma non per annoiarmi. E non aver paura. Che per quello, ci sono gia' io.

E si', sono un po' stufa di aspettare. Ma comunque ti aspetto - non me ne vado da nessuna parte.

venerdì 19 ottobre 2012

Dimmi...

...che le notti che verranno saranno migliori delle notti dell'attesa. Non ci spero, ma dormire almeno un paio d'ore di fila sarebbe un regalo grandissimo.
Dimmi che avrai fiducia in noi, anche se saremo alle prime armi, incapaci e distratti.
Dimmi che ci perdonerai i momenti di ansia, nervosismo, stanchezza e saprai guardare oltre, all'amore immenso che rappresenti fin d'ora, al fatto che abbiamo scelto di averti, avendo altre opzioni nel nostro cammino. E dimmi che la nostra scelta ti fara' sempre tirare un sospiro di sollievo.
Dimmi che non saro' una di quelle mamme che ruotera' attorno a te. Che tornero' al mio lavoro, che avro' obiettivi altri oltre alla tua crescita e alla tua felicita', e che questo mi aiutera' a darti una direzione nella vita, ad insegnarti a prenderti quello che vorrai nel rispetto degli altri, ad avere sempre un sorriso in volto quando saremo assieme e a sentire la mancanza della tua pelle di biscotto e panna montata quando non ci saro'.
Dimmi che continuero' ad essere io, un individuo innanzitutto, e tua mamma sempre, per tutta la vita, ma senza che la mia vita sia fatta solo di te. Saremo felici entrambe di questo.
Dimmi, Bebetta meravigliosa, che anche tu non vedi l'ora di incontrarci, e che passerai le prossime 5 settimane in un'attesa beata (ti prego, non meno di 5, e nemmeno di piu'!)

Dimmi che mi perdonerai il tripudio di rosa che gia' gira per casa (prometto di indirizzarmi a breve su altre tinte), la famiglia chiassosa che ti ritroverai attorno, anche se a distanza, e l'amore che e' li' in attesa negli occhi e nelle parole di tutti, pronto solo ad essere riversato su di te, non appena arriverai. Aggiungiamo 2 cugini maschi parecchio combattivi ed energici che dovrai tenere a bada, un papa' che non lo sa ancora, ma si sciogliera' completamente alla vista dei tuoi sorrisi appena abbozzati, e tutta la musica e le storie fantastiche di cui riempiro' le tue giornate (e se sarai una tipa da numeri, mi spiacera' tanto per te :).
Dimmi che chiuderai un occhio quando ti renderai conto che il tuo inglese sara' incredibilmente migliore del nostro, e che mai nella vita, per nulla al mondo, dimenticherai l'italiano.

Noi ti aspettiamo. Con un sacco di idee, speranze, e l'apertura mentale che vogliamo avere per accoglierti cosi' come sarai, per non renderti diversa da te stessa, per aiutarti a trovare la tua strada, per farti vedere il mondo in viaggi meravigliosi, con il corpo e con la fantasia.
Noi ti aspettiamo. Anche se a volte non sembra. Anche se ne parliamo meno di quanto dovremmo. Anche se ci manca ancora un sacco di roba. Noi ti aspettiamo davvero. Anche se abbiamo paura a dircelo.

M: Gian, oggi sono 35.
G: 35 cosa?
M: Non anni, evidentemente...
G: Ma di cosa stai parlando?
M: Non stai misurando nulla, tu, di questi tempi? Non c'e' nessun conto alla rovescia in atto?
G: 35 giorni?
M: 35 settimane!!!
(Che poi sono 35 giorni che mancano...esattamente...ma il punto e' che ancora non e' il primo pensiero che balza alla mente nei nostri scambi...)

lunedì 1 ottobre 2012

E' cosi' che mi sento...


...una pancia che deambula. La faccia, quella non ha piu' importanza. Anche se lei, grazie al cielo, e' rimasta la stessa. Anche se il mio viso sprizza felicita' nonostante la stanchezza, come dicono i colleghi.

Il sonno arriva a ondate piene, e mai negli orari giusti. La fame si alterna a momenti (rari, lo riconosco) di nausea. Il piu' delle volte nausea da fame.
Al posto della merenda (o come supplemento alla stessa) pastiglie per il ferro (si', anche l'anemia ci e' toccata nonostante la Dukan pre-gravidanza) e pastiglie anti-acido.
Gli ormoni ricominciano a danzare e mi ritrovo a passare dall'euforia all'ansia nel giro di 3 minuti, con Gian che domanda "Ma non doveva essere cosi' solo il primo trimestre?" Evidentemente per me anche il terzo rappresenta una giostra emotiva.

Insomma, cerchiamo, io e Bebetta, di prepararci a conoscerci litigandoci lo spazio e le posizioni e facendo pace dopo qualche sfuriata o mia o sua.

Gian ci osserva e gia' sogghigna, pensando a come la sua presenza fara' da bilancia fra le due donne di casa sua.

Eppure no, non e' poi cosi' dura. Ce la si fa. Bisogna non perdere mai di vista il traguardo. Prendersi 5 minuti per raccogliere le idee quando tutto si fa confuso. Pensare che fra 8 settimane, giorno piu' giorno meno, non saremo solo io, la pancia e Gian, ma io, Gian e Bebetta. Un cambio di prospettiva che comunque vale qualche ansia, qualche notte insonne e un paio di lacrime di tanto in tanto.



venerdì 7 settembre 2012

Guardare avanti

Perche' c'e' casa, avanti. Nostra ufficialmente da ieri, e stanotte, matti come siamo, ci dormiamo gia' dentro, un po' come ci viene. Come due bambini troppo avidi di novita' per aspettare.
Perche' ci sono nuovi inizi, piu' avanti. Un lavoro. Nuove sfide.
Perche' c'e' Bebetta, avanti. E quel grande cambiamento che lei rappresenta, che un po' ci spaventa e un po' ci intenerisce gia'.
Perche' ci siamo sempre noi, avanti. Coi nostri sogni, il nostro incedere a testa bassa, con la grinta che ci contraddistingue e le nostre risate a rompere la tensione.

Guardare avanti perche' non sappiamo fare altro. Per scelta, cultura, educazione, e un po' per DNA.

Ma oggi, con tutti i nuovi inizi che abbiamo avanti, fammi dire che uno sguardo lo rivolgo anche indietro. A quei due ragazzini che un 7 settembre di 10 anni fa uscirono per la prima volta a raccontarsi la vita.
Ansiosi di conoscersi meglio, curiosi delle proprie diversita', sorpresi dalle comuni somiglianze. Se avessero guardato avanti, quei due ragazzini, piu' avanti di quanto non fossero abituati a fare, forse avrebbero visto tutto questo. Al di la' del tempo, della distanza, della vita che ci si e' messa di mezzo, forse si sarebbero visti a questo punto. E io, conoscendoli bene entrambi, dico che si sarebbero piaciuti.

"Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli." (A.B.)

Che bello, Gian, ritrovarci qui.


martedì 21 agosto 2012

venerdì 3 agosto 2012

E poi davvero non ne parliamo piu'!


Ci sono decisioni che a molti sembrano facili come bere un bicchier d’acqua. Scontate quasi. Ci sono “si’” che non puoi non dire. Perche’ e’ quello che molti vedono come opportunita’ priviliegiata. Perche’ e’ quelo che tanti accoglierebbero come il risultato di un loro cammino lungo e non sempre facile.

E poi ci sei tu, e il tuo percorso che si dipana. E poi c’e’ la vita, che ti sorprende e rida’ forma alle tue priorita’.


4 anni fa ho vissuto un momento che racchiudo tutt’oggi fra i miei ricordi piu’ intensi e veri. 4 anni fa ho vissuto una campagna elettorale in cui ho creduto, spendendomi come sapevo e potevo, con le mie piccole risorse e il mio tempo limitato. Non ascoltando quelli che dicevano che ero li’ solo perche’ giovane e donna (anche, si’, probabilmente: qualcosa da non vivere come un limite ma come un arricchimento nuovo, un punto di vista che la politica sembrava, almeno a parole, voler prendere in considerazione finalmente). Io sapevo che ero li’ dopo un percorso lungo e fatto per passione ed ideali, senza pensare a risultati altri e alti. Un percorso che era partito dal mio Brembio, il paese che sempre restera’ casa e che sempre mi fa sentire, collettivamente, amata e rispettata, qualsiasi scelta io faccia nella vita. Un percorso che si era stabilizzato a livello provinciale. Avevo accolto il PD e la sua nascita con l’entusiasmo che un progetto simile meritava, e mi ero ritrovata candidata alla Camera. Avevo creduto all’entusiasmo di quella campagna elettorale, piu’ che alla mia elezione, a dire il vero. E quando questa non e’ arrivata, la mia vita gia’ stava prendendo direzioni diverse. Londra, e dopo 4 anni di pendolarismo, la scelta personale di trasferirmi, di trovare un lavoro, di vivere i miei affetti nella quotidianita’.


Cosi’ ho fatto, per 4 anni. Seguendo l’Italia sui giornali e nelle chiacchiere in famiglia. Tenendo quei 4 o 5 rapporti di amicizia che la politica mi aveva regalato, e che hanno resistito a dispetto della distanza. Facendomi trovare alla cassa della Festa democratica di Brembio ogni mese di luglio, come una boccata d’aria in una vita che mi stava proiettando altrove.


In questi 4 anni c’e’ stato di tutto: lavoro, tanto, e carriera; case; viaggi; incontri. C’e’ stata mancanza di casa ma anche la costruzione di una mia identita’ diversa. C’e’ stata una crescita. E la felicita’ che solo avere una direzione precisa nella vita ti fa provare.


Quando, poco piu’ di un mese fa, le dimissioni di Soro mi hanno automaticamente proiettata alla Camera, c’era anche qualcosa in piu’. Che non era solo la vita che mi ero costruita, e che non avrei voluto lasciare. Su quel punto avrei comunque riflettuto (e l’ho fatto, a tratti) perche’ sento sempre il peso della responsabilita’, delle aspettative, del fatto che ogni mia azione e decisione ha impatti e conseguenze.


Quando la comunicazione e’ arrivata, c’era anche una piccola bimba dentro di me. Di cui nessuno, se non io e il mio compagno, sapeva nulla.


E di fronte a questa bimba voluta e arrivata nel momento giusto della nostra vita, mi sento piu’ responsabile che nei confronti di chiunque altro. Voglio, potendolo fare, che cresca assieme a me e a suo padre. Voglio che mi abbia nella sua quotidianita’. Almeno ogni sera, dopo il lavoro, e ogni fine settimana. Voglio che impari da me che gli impegni presi tendenzialmente non si disattendono, ma che ci sono impegni prioritari rispetto ad altri e bisogna avere l’onesta’ di dirselo e di scegliere. Voglio che impari da noi valori e comportamenti, ideali e speranze. Voglio che impari da me che si’, il mondo si puo’ davvero cambiare, e che magari non lo faro’ seduta alla Camera, ma educando quotidianamente una bambina al rispetto, all’apertura mentale, all’accoglienza e all’onesta’. Voglio che non abbia paura di quello che pensa, di avere passioni e desideri. Che non si senta stupida se a volte avra’ paura delle proprie decisioni. Voglio che abbia la serenita’ di sapere che sara’ amata immensamente qualunque decisione prenda, come mi sono sentita io tutta la vita, e soprattutto nell’ultimo periodo. Voglio che sappia che la coerenza e’ un valore inestimabile soprattutto se e’ la coerenza con se’ stessa.


Ho fatto la mia scelta con la serenita’ che sempre mi accompagna. So che posso disattendere le speranze e le aspettative di alcune persone, ma so anche che la maggior parte sapra’ capire.


Credo ancora, fortemente, nel mio partito e in un percorso che va a tratti ricorretto, rivisto, ma non abbandonato.


E credo in me stessa, in quello che la vita mi sta dando e in quello che dalla vita quotidianamente mi prendo.


Sono onorata, immensamente, di avere avuto l’opportunita’ di diventare Deputata. Proprio perche’ credo che sia un ruolo che merita rispetto e dedizione, non credo di poter intepretare quel ruolo in maniera effettiva ad oggi.


E queste sono le prime e le ultime parole che spendo su questo blog rispetto a questa vicenda. Le critiche ho imparato ad incassarle e a farne tesoro (se solo fossero costruttive). Le cattiverie, mi scivolano addosso. Le parola e le persone belle, quelle c'erano prima nella mia vita e non se ne vanno, qualsiasi scelta io faccia.


Ci sono ben altre cose di cui discutere. Quello che fa la Malli non cambia. Sta solo cercando di farsi largo nel mondo dei grandi perche’ a breve ci sara’ una Mallina a cui rendere conto. E lei, lei si’, che meritera’ tutta la serenita’ e la felicita’ che saro’ capace di crearle attorno.