lunedì 1 ottobre 2012

E' cosi' che mi sento...


...una pancia che deambula. La faccia, quella non ha piu' importanza. Anche se lei, grazie al cielo, e' rimasta la stessa. Anche se il mio viso sprizza felicita' nonostante la stanchezza, come dicono i colleghi.

Il sonno arriva a ondate piene, e mai negli orari giusti. La fame si alterna a momenti (rari, lo riconosco) di nausea. Il piu' delle volte nausea da fame.
Al posto della merenda (o come supplemento alla stessa) pastiglie per il ferro (si', anche l'anemia ci e' toccata nonostante la Dukan pre-gravidanza) e pastiglie anti-acido.
Gli ormoni ricominciano a danzare e mi ritrovo a passare dall'euforia all'ansia nel giro di 3 minuti, con Gian che domanda "Ma non doveva essere cosi' solo il primo trimestre?" Evidentemente per me anche il terzo rappresenta una giostra emotiva.

Insomma, cerchiamo, io e Bebetta, di prepararci a conoscerci litigandoci lo spazio e le posizioni e facendo pace dopo qualche sfuriata o mia o sua.

Gian ci osserva e gia' sogghigna, pensando a come la sua presenza fara' da bilancia fra le due donne di casa sua.

Eppure no, non e' poi cosi' dura. Ce la si fa. Bisogna non perdere mai di vista il traguardo. Prendersi 5 minuti per raccogliere le idee quando tutto si fa confuso. Pensare che fra 8 settimane, giorno piu' giorno meno, non saremo solo io, la pancia e Gian, ma io, Gian e Bebetta. Un cambio di prospettiva che comunque vale qualche ansia, qualche notte insonne e un paio di lacrime di tanto in tanto.



venerdì 7 settembre 2012

Guardare avanti

Perche' c'e' casa, avanti. Nostra ufficialmente da ieri, e stanotte, matti come siamo, ci dormiamo gia' dentro, un po' come ci viene. Come due bambini troppo avidi di novita' per aspettare.
Perche' ci sono nuovi inizi, piu' avanti. Un lavoro. Nuove sfide.
Perche' c'e' Bebetta, avanti. E quel grande cambiamento che lei rappresenta, che un po' ci spaventa e un po' ci intenerisce gia'.
Perche' ci siamo sempre noi, avanti. Coi nostri sogni, il nostro incedere a testa bassa, con la grinta che ci contraddistingue e le nostre risate a rompere la tensione.

Guardare avanti perche' non sappiamo fare altro. Per scelta, cultura, educazione, e un po' per DNA.

Ma oggi, con tutti i nuovi inizi che abbiamo avanti, fammi dire che uno sguardo lo rivolgo anche indietro. A quei due ragazzini che un 7 settembre di 10 anni fa uscirono per la prima volta a raccontarsi la vita.
Ansiosi di conoscersi meglio, curiosi delle proprie diversita', sorpresi dalle comuni somiglianze. Se avessero guardato avanti, quei due ragazzini, piu' avanti di quanto non fossero abituati a fare, forse avrebbero visto tutto questo. Al di la' del tempo, della distanza, della vita che ci si e' messa di mezzo, forse si sarebbero visti a questo punto. E io, conoscendoli bene entrambi, dico che si sarebbero piaciuti.

"Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli." (A.B.)

Che bello, Gian, ritrovarci qui.


martedì 21 agosto 2012

venerdì 3 agosto 2012

E poi davvero non ne parliamo piu'!


Ci sono decisioni che a molti sembrano facili come bere un bicchier d’acqua. Scontate quasi. Ci sono “si’” che non puoi non dire. Perche’ e’ quello che molti vedono come opportunita’ priviliegiata. Perche’ e’ quelo che tanti accoglierebbero come il risultato di un loro cammino lungo e non sempre facile.

E poi ci sei tu, e il tuo percorso che si dipana. E poi c’e’ la vita, che ti sorprende e rida’ forma alle tue priorita’.


4 anni fa ho vissuto un momento che racchiudo tutt’oggi fra i miei ricordi piu’ intensi e veri. 4 anni fa ho vissuto una campagna elettorale in cui ho creduto, spendendomi come sapevo e potevo, con le mie piccole risorse e il mio tempo limitato. Non ascoltando quelli che dicevano che ero li’ solo perche’ giovane e donna (anche, si’, probabilmente: qualcosa da non vivere come un limite ma come un arricchimento nuovo, un punto di vista che la politica sembrava, almeno a parole, voler prendere in considerazione finalmente). Io sapevo che ero li’ dopo un percorso lungo e fatto per passione ed ideali, senza pensare a risultati altri e alti. Un percorso che era partito dal mio Brembio, il paese che sempre restera’ casa e che sempre mi fa sentire, collettivamente, amata e rispettata, qualsiasi scelta io faccia nella vita. Un percorso che si era stabilizzato a livello provinciale. Avevo accolto il PD e la sua nascita con l’entusiasmo che un progetto simile meritava, e mi ero ritrovata candidata alla Camera. Avevo creduto all’entusiasmo di quella campagna elettorale, piu’ che alla mia elezione, a dire il vero. E quando questa non e’ arrivata, la mia vita gia’ stava prendendo direzioni diverse. Londra, e dopo 4 anni di pendolarismo, la scelta personale di trasferirmi, di trovare un lavoro, di vivere i miei affetti nella quotidianita’.


Cosi’ ho fatto, per 4 anni. Seguendo l’Italia sui giornali e nelle chiacchiere in famiglia. Tenendo quei 4 o 5 rapporti di amicizia che la politica mi aveva regalato, e che hanno resistito a dispetto della distanza. Facendomi trovare alla cassa della Festa democratica di Brembio ogni mese di luglio, come una boccata d’aria in una vita che mi stava proiettando altrove.


In questi 4 anni c’e’ stato di tutto: lavoro, tanto, e carriera; case; viaggi; incontri. C’e’ stata mancanza di casa ma anche la costruzione di una mia identita’ diversa. C’e’ stata una crescita. E la felicita’ che solo avere una direzione precisa nella vita ti fa provare.


Quando, poco piu’ di un mese fa, le dimissioni di Soro mi hanno automaticamente proiettata alla Camera, c’era anche qualcosa in piu’. Che non era solo la vita che mi ero costruita, e che non avrei voluto lasciare. Su quel punto avrei comunque riflettuto (e l’ho fatto, a tratti) perche’ sento sempre il peso della responsabilita’, delle aspettative, del fatto che ogni mia azione e decisione ha impatti e conseguenze.


Quando la comunicazione e’ arrivata, c’era anche una piccola bimba dentro di me. Di cui nessuno, se non io e il mio compagno, sapeva nulla.


E di fronte a questa bimba voluta e arrivata nel momento giusto della nostra vita, mi sento piu’ responsabile che nei confronti di chiunque altro. Voglio, potendolo fare, che cresca assieme a me e a suo padre. Voglio che mi abbia nella sua quotidianita’. Almeno ogni sera, dopo il lavoro, e ogni fine settimana. Voglio che impari da me che gli impegni presi tendenzialmente non si disattendono, ma che ci sono impegni prioritari rispetto ad altri e bisogna avere l’onesta’ di dirselo e di scegliere. Voglio che impari da noi valori e comportamenti, ideali e speranze. Voglio che impari da me che si’, il mondo si puo’ davvero cambiare, e che magari non lo faro’ seduta alla Camera, ma educando quotidianamente una bambina al rispetto, all’apertura mentale, all’accoglienza e all’onesta’. Voglio che non abbia paura di quello che pensa, di avere passioni e desideri. Che non si senta stupida se a volte avra’ paura delle proprie decisioni. Voglio che abbia la serenita’ di sapere che sara’ amata immensamente qualunque decisione prenda, come mi sono sentita io tutta la vita, e soprattutto nell’ultimo periodo. Voglio che sappia che la coerenza e’ un valore inestimabile soprattutto se e’ la coerenza con se’ stessa.


Ho fatto la mia scelta con la serenita’ che sempre mi accompagna. So che posso disattendere le speranze e le aspettative di alcune persone, ma so anche che la maggior parte sapra’ capire.


Credo ancora, fortemente, nel mio partito e in un percorso che va a tratti ricorretto, rivisto, ma non abbandonato.


E credo in me stessa, in quello che la vita mi sta dando e in quello che dalla vita quotidianamente mi prendo.


Sono onorata, immensamente, di avere avuto l’opportunita’ di diventare Deputata. Proprio perche’ credo che sia un ruolo che merita rispetto e dedizione, non credo di poter intepretare quel ruolo in maniera effettiva ad oggi.


E queste sono le prime e le ultime parole che spendo su questo blog rispetto a questa vicenda. Le critiche ho imparato ad incassarle e a farne tesoro (se solo fossero costruttive). Le cattiverie, mi scivolano addosso. Le parola e le persone belle, quelle c'erano prima nella mia vita e non se ne vanno, qualsiasi scelta io faccia.


Ci sono ben altre cose di cui discutere. Quello che fa la Malli non cambia. Sta solo cercando di farsi largo nel mondo dei grandi perche’ a breve ci sara’ una Mallina a cui rendere conto. E lei, lei si’, che meritera’ tutta la serenita’ e la felicita’ che saro’ capace di crearle attorno.

giovedì 19 luglio 2012

Mamme e donne incinte

Per intanto, un mega augurio alla mia mamma, alla mia Lucy e al suo compleanno oggi. Alla mamma e nonna meravigliosa che e' e che sara', e all'idea di maternita' serena e non problematica che ha saputo trasmettere alle donne che ha avuto vicine. E a lei pensavo stamane, leggendo un post che pubblico qui di seguito. Al fatto che essere incinta non dovrebbe stupire molti - non dovrebbe cambiare il modo in cui siamo percepite sul lavoro - non dovrebbe fare la differenza, e spesso la fa in peggio, diciamocelo francamente. Essere incinte e' una condizione naturale. E soprattutto, passa. Dando vita a qualcosa di meraviglioso ma riportandoci ad essere l'individuo che eravamo e continueremo ad essere. La donna (in carriera o meno), l'amica, l'amante, la compagna. Non solo la madre. Magari piu' complesse, piu' ricche, anche piu' stanche, e con un grande amore in piu' nella vita. Ma dobbiamo assolutamente ricordarci che passata quella fase, si torna alla vita come era. E si deve farlo con naturalezza e focus anche su di noi stesse. Datemi una tarellata in testa se dovessi impazzire improvvisamente, amiche in ascolto!

Da: http://meparlaredonna.gqitalia.it/2012/07/19/ma-anche-no-la-donna-incintaaaah/

Allora, arriva dall’Ammeriga la notizia che Marissa Mayer, la nuova capa di Yahoo!...è l’ex capa di Google, ed è una donna incinta. Il giornalismo italiano – quello che un uomo candidato a un incarico ha un nome e un cognome, e una donna è “una donna”, ché tanto una vale l’altra – non vedeva l’ora e imbastisce subito una serie di profili da craniate al muro per la vergogna: fra i quali spicca quello di Angelo Aquaro per Repubblica, in cui per dare l’idea del valore della persona se ne sottolineano l’eleganza, la biondezza e la donnezza, e si riesce a chiudere con l’insinuazione che tutto sommato due bottarelle all’inventore di Google potrebbe anche avergliele date.


Ma se pensate che gli italiani siano soli nell’esibire stupore/meraviglia/terrore/un filo di nervosismo/preoccupazione farlocca per la donna incinta che viene assunta, non fatelo. Gli americani sono messi poco meno peggio. Sono magari meno stupiti, nel senso che Marissa Mayer avevano idea di chi fosse anche prima che diventasse la Donna Incinta che Financo Dirige, ma non per questo meno perplessi dalla sua gravidanza.

A ogni latitudine o quasi, una donna che rimane incinta per sua volontà o per errore di calcolo è immediatamente soggetta all’attenzione generale, come se la gravidanza non fosse una roba che succede da millenni, che succede a ogni mammifero sul pianeta, che succede e stop. No. Se la donna già di suo è un po’ una che sul suo corpo ha un controllo abbastanza relativo, la donna che ha visto le due lineette sul test di gravidanza può essere sicura che non ci sarà un cane o un porco che si possa astenere dal fornire opinioni, dare raccomandazioni, manifestare preoccupazioni e tastare la panza come se il fatto di essere abitata le togliesse ogni collegamento dal corpo della sua proprietaria. Fra gli antiabortisti che ti vogliono madre a tutti i costi e pretendono di espropriarti l’utero al primo segno di moltiplicazione cellulare, quelli che la fecondazione assistita sì, ma solo se è un casino inaffrontabile fino a quelli che l’epidurale fa male al bambino e non dovresti camminare e non dovresti lavorare e non dovresti stare in piedi e non ti stancare e guarda che sei incinta e bada a cosa fai, tutti vogliono dire la loro.


È un po’ come se la donna incinta fosse un assoluto universale, quando ogni donna incinta è incinta a modo suo. C’è quella che vomita e quella che no. Quella che ingrassa e quella che no. Quella che sta malissimo e quella che sta benissimo. Quella che ha gli sbalzi d’umore e piange tutto il tempo e quella che va a fare le arrampicate finché la panza non le impedisce di vedere i ramponi. Ogni corpo è diverso, ogni donna è diversa, e ognuna – sentito il parere del medico, l’unico al quale vale la pena prestare attenzione – fa un po’ quello che le pare. Anche lavorare fino al nono mese, se le regge la pompa.


Il problema è che la maternità cambia la vita, ma cambia soprattutto la percezione che il mondo ha di te come essere umano. L’idea che una donna non sia donna se non ha figli, e che solo i figli ti possano rendere una persona migliore, dimostra di possedere una notevole resistenza; e quando una donna diventa madre, tutto il resto sembra dover passare in secondo piano. Da cui le pubblicità degli snack al cioccolato con atlete olimpiche pluripremiate e spaccaculi che mettono il loro spaccare i culi molto dietro al distribuire merendine nutrienti ai figli. Perché prima di tutto sono mamme.


Fa un po’ ridere che nel parlare di Marissa Mayer – una che ha fatto realizzare metà della roba che usate quando andate online, e almeno un prodotto che tutti, ma dico tutti, usiamo ogni giorno quasi senza pensarci, un prodotto che è diventato un verbo (be’, che c’è, non avete mai detto “gugolare”?), ci si debba concentrare sul fatto che per i prossimi tre mesi porterà un bambino in pancia, e che questo bambino in pancia debba sembrare a tutti molto più importante, serio e problematico del fatto che ha deciso di andare a dirigere una delle aziende più sfigate fra i colossi del panorama tecnologico mondiale. Fare un bambino mi sembra francamente una questione più affrontabile, rispetto all’idea di far rinascere Yahoo! dalle sue ceneri. È una donna incinta, fra tre mesi non lo sarà più: ripigliatevi.


giovedì 12 luglio 2012

Piani alti

L'inaspettata conversazione ai cosiddetti "piani alti", e sapere che ci sono accadimenti nella vita che cancellano tutto il resto, rivisitano e concordano priorita', e lasciano con una sola esclamazione possibile: "Che meraviglia!"

martedì 10 luglio 2012

Vita

Questo blog va un po' a rilento perche' succede la vita altrove, in altri spazi e in altri blog. Ed e' una vita fatta di quotidianita', gioie, paure ed attesa. Un po' come tutte le vite. Solo che stavolta e' talmente intensa dentro che non trovo parole adatte ad esprimerla. E cosi' il silenzio mi sembra una gran bella cosa. Ma e' un silenzio sereno, intenso, con un sorriso stampato in volto. Giusto perche' non venga scambiato per confusione, o problemi. E' un silenzio di nodi che si dipanano. E' un silenzio di segreti sussurrati. Di risate trattenute. Di braccia aperte. Di baci e carezze. Torneranno le parole, credo. Quando mi abituero' alla meraviglia. Se mai ci si abitua.