mercoledì 10 ottobre 2007

Lentamente muore


Sento, forse per la prima volta nel mio percorso esistenziale, che sto vivendo e continuerò a vivere profondamente, una ad una, le frasi di questa splendida poesia. Oggi e nei prossimi mesi. Ed è una bella sensazione.



Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.

martedì 9 ottobre 2007

Coincidenze

Capita spesso (troppo spesso) di restare in ufficio fino a tardi. Per riposare gli occhi, distolgo lo sguardo dal pc e guardo gli uffici del palazzo di vestri di fronte. Semivuoto, come le scrivanie attorno a me, con qualche mio omologo, qua e là, che sta ancora lavorando.
Ecco, un piano sotto il mio, più a sinistra, metto a fuoco meglio e...c'è un ragazzo, più o meno la mia età, che sono certa prenda il treno con me. Scende anche alla stessa stazione. Non è del mio paese, lo conoscerei. Dev'essere di qualche paese vicino. Forse è sposato, l'ho visto un paio di volte con una ragazza che dev'essere sua moglie. Ho pensato proprio così. Sua moglie. Non la sua ragazza, la sua fidanzata. Non so perchè.
E' buffo ritrovare una faccia conosciuta in un contesto così surreale...Magari stasera no, che ho il mal di testa, ma una delle prossime sere qualcosa gli dico...

venerdì 5 ottobre 2007

Veltroni, Veronica e le donne del PD (dal Corriere)

Ci eravamo preoccupate. Eravamo rimaste deluse. Ci sentivamo, francamente, un po' fesse; dopo aver detto per anni «guardate che Veltroni è un genio, fa il bonaccione ma è furbissimo, ne sa sempre una più del diavolo» e cose del genere. Si cominciava a pensare che il leader in pectore del Pd avesse cominciato a infilare gravi gaffes, non degne di lui, storico bravo ragazzo con pudori di stampo berlingueriano: battute sulla Prestigiacomo, battute rubate a Steve Martin sul «non potrei essere una donna, starei sempre a toccarmi le tette», e poi il culmine. Tra tutte le donne che poteva indicare come forte contributo al nuovo partito, la segnalazione di Veronica Lario in Berlusconi. Si sta berlusconizzando, hanno detto in molti, qualcuno/a ghignando qualcuno/a sconsolato/a.

Invece no: è il solito astuto, maieutico Walter, che dopo mesi e mesi è riuscito a scuotere le incartatissime donne del quasi Pd. Divise nelle scelte (c'è chi si è candidata con lui e chi ha scelto Rosy Bindi o anche Enrico Letta) e soprattutto nelle idee (sono candidate pro Veltroni donne in disaccordo su tutto, specie su temi cruciali come unioni di fatto e aborto e fecondazione assistita); finora, Bindi esclusa che ha fatto campagna come una leonessa, pochissimo visibili. E invece dall'altro ieri combattive, arrabbiate, a sorpresa visibilissime. Tutte (o quasi) a dire che le donne non devono essere ornamentali. A ribadire che sono il cinquanta per cento dei candidati alla costituente, e che vogliono contare, scegliere e non essere scelte; a chiedere di «portare un'amica» (non Veronica, si suppone, per quanto incolpevole) a votare nelle primarie del 14 ottobre. Ci voleva una provocazione, è chiaro, e pure brutale, per risvegliarle dal torpore e scuotere un partito che nonostante gli sforzi rischiava di avere un gruppo dirigente maschio e maschilista. Meno male.

In più, da avversario leale, Veltroni è riuscito a dare spazio ai due rivali che stacca nei sondaggi. Bindi è di nuovo molto intervistata, si schiera femministicamente più a sinistra (e lascia a Walter spazio bipartisan e signorile al centro, lo dicevamo che era un genio). Anche Letta, tipo serio, grazie all'assist fa una buona battuta e dichiara di voler convincere Marina Berlusconi. E la strategia della provocazione continua. Col vice di Walter, Dario Franceschini, che intercetta il passaggio e indica Veronica come esempio di «riformismo illuminato». Ora, vivaddio, si arrabbieranno anche i riformisti (e anche gli illuminati, se ce n'è ancora qualcuno, si spera).

[Maria Laura Rodotà]


martedì 2 ottobre 2007

Periodo capriccioso

Mi sento a metà tra una bambina spaurita nel mondo (3 minuti al giorno)




e Mafalda (le restanti 23 ore e 57 minuti).




Bah...

Ci siamo...



I "bambini" (affettuosamente parlando:-) sono stati davvero bravi!




venerdì 28 settembre 2007

Felicità varie

Secondo ultimi studi USA, non solo le donne di oggi sarebbero più infelici rispetto alle donne degli anni '70, ma è dimostrabile (??!!??!????) che siano anche più infelici degli uomini. Le cause? Troppe cose da fare, troppe aspettative. Bah.
Ora, non credo di avere sott'occhio tutta la popolazione femminile mondiale, ma nemmeno all'Università di Princeton ce l'hanno. Tutto sommato, quelle donne che hanno tanto da fare (e parliamo di donne emancipate, con un lavoro, tempo libero da riempire, indipendenza economica e affettiva) così tristi non mi sembrano. Indaffarate, sì, e a volte ansiose, nevrotiche...ma non infelici. Solo consapevoli della complessità della vita, come diceva una mia prof al liceo, mentre ci invitava (classe completamente femminile) ad abituarci a ragionare su più livelli e argomenti, a produrre più risposte, a mettere in dubbio. A darci da fare. A non semplificare, se questo significa impoverire.
Ecco, guardo le ragazzine di quella classe di superiori, ormai donne, e non mi sembrano infelici, nei loro percorsi. Una si distrugge tra lavoro e due figli gemelli scatenati, ma mi racconta di una vita che la emoziona ancora. L'altra è alla perenne ricerca di un uomo affidabile (come se ne esistessero!) ma intanto si butta nel lavoro, nelle amicizie, nei viaggi. Una terza è sempre in partenza per qualche missione in giro per il mondo, ad aiutare chi ha bisogno, ma le brillano gli occhi quando mi racconta delle conquiste quotidiane. Io stessa non trovo mai il filo della matassa complessa e intricata che è la mia vita, ma lo cerco ogni giorno.
Siamo donne indaffarate, è vero. Con accanto uomini che non sempre ci seguono. Oppure che seguono i loro percorsi personali, allontanandosi quel tanto che basta per darci ancora più spazio, che riempiremo una volta di più di progetti, traguardi, obiettivi. Non credo che i nostri momenti di spaesamento siano momenti di infelicità. Tutt'altro. Sono momenti di ridefinizione. Sono un cammino.
Siamo donne in movimento, siamo in viaggio. Abbiamo una direzione. Siamo inquiete, ma felici, a modo nostro.

lunedì 24 settembre 2007

Percorsi


[Brembio, 23 settembre 2007, Banchetto per le Primarie]




[Compagni di viaggio...]




[Rappresentanze...]



"Le persone non fanno i viaggi. Sono i viaggi che fanno le persone."

[John Steinbeck]